Museo Archeologico di Novara
Il Museo Archeologico
Il rinnovato Museo Archeologico di Novara è accolto nei sotterranei del Castello. In questa collocazione fortemente simbolica, poiché lungo il percorso museale è visibile una porzione delle mura romane della città su cui il Castello stesso fu costruito, i reperti vengono emblematicamente posti accanto a uno dei più significativi siti archeologici dell’antica Novaria.
Il percorso espositivo
Lo sviluppo del percorso espositivo, frutto di un’attenta riflessione e un’approfondita ricerca d’archivio, ripercorre la storia delle collezioni e ricorda le personalità che hanno contribuito alla loro formazione, superando il consueto criterio cronologico di esposizione dei reperti che caratterizzò i precedenti allestimenti.
Tuttavia, per consentire al visitatore di “navigare” le collezioni anche in senso cronologico o geografico, in apertura del percorso si trova un tavolo multimediale che consente di esplorare i reperti attraverso la linea del tempo o con la ricerca su una mappa del territorio novarese e delle province limitrofe (Pavia, Varese, Verbano Cusio Ossola).
Tornando al percorso espositivo, pensato per raccontare la storia dell’acquisizione e della valorizzazione dei reperti, le prime sezioni descrivono le esperienze pionieristiche di raccolta e studio delle antichità archeologiche. A seguire, viene evidenziato il fondamentale ruolo della Società Archeologica Novarese pel Museo Patrio, cui è dedicata anche una postazione di consultazione interattiva dei documenti di fondazione, delle relazioni e del Registro doni, mentre nelle vetrine sono esposti i primi oggetti pervenuti. Essi documentano gli albori dell’interesse per la preistoria, la varietà dei donatori e delle provenienze, le peculiarità dello spirito collezionistico di Antonio Rusconi, il maggiore contributore alla crescita del Museo Patrio. Sono poi evidenziati lotti di reperti da cospicui ritrovamenti, quali quelli della necropoli della Sforzesca di Vigevano (dono Rocca Saporiti 1878) o della necropoli di San Giorgio di Pombia (dono Balzari 1883). Una serie di vetrine tematiche mostra le passioni collezionistiche per alcune categorie di oggetti: i reperti in vetro, la glittica (rappresentata da calchi di gemme), le monete d’oro. Si giunge quindi alla grande stagione di acquisti da parte della Società Archeologica che volle assicurarsi i corredi longobardi da Borgovercelli (1890) e, soprattutto, comprò numerosi reperti dalle tombe della prima età del Ferro di Castelletto Ticino (dal 1880 al 1887), intrattenendo rapporti commerciali con l’antiquario di Pombia Carlo Marazzini.
Una selezione di epigrafi da Suno intreccia la storia del Museo novarese con quella del Museo patrio nato in quella località, teatro di importanti ritrovamenti epigrafici che attirarono l’attenzione di studiosi di fama internazionale, come Theodor Mommsen. Egli intrattenne una fitta corrispondenza con gli eruditi locali Giuseppe Ravizza e Bartolomeo Zanetta, artefici della conservazione e valorizzazione degli altari rivenuti a Suno.
L’Ottocento fu secolo di grande fermento edilizio a Novara, con i cantieri di costruzione del nuovo Duomo, del teatro, di scuole e caserme, tutte occasioni di ritrovamenti archeologici urbani, di cui sono esposti alcuni reperti, tra i più preziosi.
Le grandi opere si estesero anche al territorio con la realizzazione di ferrovie, canali ed estese bonifiche agrarie. Gli ampi scavi intercettarono contesti di notevole interesse, purtroppo mai indagati scientificamente e con una raccolta selettiva, rivolta solo ai manufatti ritenuti di valore economico, quali i ripostigli di gioielli e monete. Per i gioielli, si propongono in esposizione quelli dei “tesoretti” di Ghemme, Fara Novarese, Momo e Sizzano, per le monete i nuclei di dracme padane di Lumellogno e di diversi contesti non più precisabili dei dintorni di Novara.
Con il conferimento delle collezioni al Comune (1890) e la direzione di Giovanni Battista Morandi (1906-1915) si assiste alle prime attività di ricerca condotta con criteri scientifici: ne sono espressione il corredo di una tomba romana da Sillavengo, scavata personalmente da Morandi (1912), o il ripostiglio di monete d’oro del XVI secolo da Ponzana, rinvenuto nel 1912 e dallo stesso Morandi approfonditamente studiato.
Il percorso si chiude con le ultime acquisizioni frutto di veri e propri scavi archeologici: i corredi golasecchiani da San Bernardino di Briona (scavi 1917-1920, promossi dal Comune di Novara con la direzione scientifica della Soprintendenza nella persona di Pietro Barocelli) o quelli protogolasecchiani da Ameno (scavi 1915-1938) condotti da Giulio Decio, sotto la sorveglianza, anche in questo caso, di Pietro Barocelli.