Museo Archeologico di Novara
Il Castello di Novara
Da rocca difensiva a polo culturale
Il Castello fu costruito durante l’epoca viscontea sull’area dove già sorgeva una precedente fortificazione duecentesca. Un ulteriore impulso venne poi dato durante la signoria di Galeazzo Maria Sforza (1466-1476) quando vennero eseguiti importanti interventi sull’edificio e gettate le fondamenta del possente muro di rafforzamento.
Dopo l’assassinio di Galeazzo Maria Sforza, nel 1476, la moglie del duca Bona in suo ricordo, fece apporre sulla porta d’ingresso al castello uno stemma ducale scolpito in marmo di Carrara che in parte ancora si conserva sull’attuale ingresso che si affaccia su Piazza Martiri della Libertà.
Durante l’epoca sforzesca il castello divenne una vera e propria piazzaforte strategica e nel periodo napoleonico divenne carcere. Qui il 10 aprile del 1500 fu imprigionato Ludovico il Moro dopo la sconfitta contro i francesi; altri “ospiti” famosi furono Claretta Petacci e il poeta Dino Campana.
L’edificio ospitò il carcere per 170 anni ininterrottamente fino al 1973, il che comportò una serie di modifiche alla struttura e un suo rapido danneggiamento.
Alla fine del XIX secolo, una serie di controversi progetti proposero la demolizione del Castello, perché considerato spoglio di ogni pregio artistico, a favore di un nuovo quartiere residenziale. Voci autorevoli si opposero, ispirati dal grandioso restauro che stava avvenendo proprio in quei giorni al Castello Sforzesco di Milano. Fu allora che si riconobbe il valore storico e culturale del vecchio edificio e si avanzarono le prime proposte di recupero e/o di restauro.
Dal 1973, cessata l’attività carceraria, il castello rimase vuoto ed abbandonato per alcuni anni, finché, negli anni Ottanta, si abbatterono edifici e strutture ottocentesche e novecentesche di nulla qualità architettonica, sgombrando il cortile e prevedendo il recupero della sede. Nel 2002 da proprietà del Demanio dello Stato passò sotto l'Amministrazione Municipale di Novara e ricominciarono una serie di iniziative volte al restauro e alla riqualificazione funzionale del castello che hanno donato al bene una nuova vita nella quale le mura storiche si accostano a elementi moderni, regalando agli ambienti un fascino particolare.
Dopo oltre un decennio di restauri, l’intero complesso è stato riaperto al pubblico in occasione di mostre ed esposizioni artistiche temporanee, eventi culturali e di promozione del territorio con l’obiettivo di diventare centro culturale e di aggregazione sociale con una programmazione improntata su eventi espositivi e di produzione culturale di pregio e di richiamo nazionale.
Il restauro e la ricostruzione del Castello di Novara
Il tempo e la terra hanno segnato la vicenda architettonica del castello di Novara, destinato a ospitare il Museo della città, al cui restauro e ricostruzione ho lavorato dal 2003 al 2016.
Una progressiva serie di addizioni e demolizioni si sono susseguite, a partire dal tracciato murario della città romana ,con cui sostanzialmente il primo fortilizio coincide, attraverso i successivi accrescimenti medioevali e rinascimentali, fino alle addizioni carcerarie ottocentesche che ne hanno definitivamente segnato il carattere disomogeneo e all'abbandono novecentesco.
Un cantiere secolare si è alimentato, intervallato da lunghe immobilità e improvvisi sussulti edificatori, tale da definire, nelle piante che si susseguono, riferibili alle diverse soglie storiche, una sorta di intermittente lastra medica inerente le modificazioni della propria struttura ossea.
Prima del nostro intervento un carattere definito permaneva nelle due ali Est e Nord, coincidenti con i diversi accrescimenti viscontei, a partire dalla Turrisella, mentre il lato Sud era occupato in parte da fabbricati di servizio, alcuni in stato di rovina, attestati sulle fortificazioni merlate e il lato Ovest, corrispondente a uno dei lati del castrum romano, era completamente demolito, ad eccezione di un frammento isolato di epoca medioevale.
Gli scavi effettuati hanno consentito di individuare, proprio sul lato Ovest, l’antico tracciato romano sotterraneo di impianto originario, esattamente collocato sulla direzione ove permane il frammento medioevale in alzato.
L'intervento generale progettato ha previsto il restauro delle parti esistenti sui lati Est e Nord, tra cui la Torre della Monicione e la ricomposizione delle parti demolite, in particolare l'ala Ovest, il completamento dell’ala Sud e la ricostruzione della torre sull’accesso principale che, durante la sequenza storica, ha assunto forme e dimensioni diverse, affacciata sul fronte Nord verso la piazza.
La torre centrale, ancora in parte rilevabile in una delle sue diverse versioni nei costoloni posti sopra l'ingresso voltato della parte interna, ma celata dalle coperture a falde, ha costituito il primo atto di ricomposizione. Il filo di facciata corrispondente ai due costoloni è stato prolungato sui lati destro e sinistro consentendo la vista verso la piazza antistante, i monumenti, il battistero, la cupola antonelliana. Si è costituito così un belvedere freddo e aereo che ha valore evocativo di nuova torre civica della città. Da lassù si può osservare e motivare perchè avessimo progettato l'interruzione della torre, in altezza, a quella quota, lasciando aperto lo spazio al tempo.
Nell'ala Ovest il grande muro sotterraneo e il frammento successivo hanno stabilito il punto di appoggio su cui si è impostato il progetto di ricostruzione della nuova manica del castello, tesa a ricomporre l'unità dell'impianto, in precisa continuità con le antiche matrici viscontee, sforzesche e spagnole. Al piano terra la spina archeologica, emergente nelle sue estremità esplorate e studiate, si è collocata come elemento guida dell'organismo tipologico che incorpora, nel fronte esterno, anche il frammento medioevale di facciata e ne esalta la presenza, sottolineandone il valore materiale di ricostruzione. L'insieme, da terra a tetto, si mostra come ennesima stratificazione nel ciclo vitale della fabbrica, sospesa sul prima e sul dopo.
All’interno, parti di mura viscontee, elevate sulle mura romane, emergono dalla pavimentazione del piano terra, nel salone principale della Galleria, mentre il muro medioevale e la torre d’angolo a Sud-Ovest, d’epoca romana, rimangono completamente a vista, dalle fondamenta al coronamento.
Le quote di scavo consentono di rendere fruibili e visibili gran parte dello scavo e delle strutture ritrovate, tra cui la torre d’epoca romana posta nell’angolo Nord-Ovest, ad ulteriore testimonianza dell’esistenza di un recinto fortificato collocato sull’estremo angolo Sud-Ovest del Castrum.
La facciata rivolta verso la corte interna è volutamente incompiuta, incorporando, nella sua consistenza contraffortata o diruta, la memoria di ciò che è stato ripetutamente costruito e distrutto.
La ricostruzione del castello, nel suo lento disporsi lungo i dieci anni di cantiere, mi è apparsa come il ritorno alla vita di un corpo che l'architettura ha il potere di concedere, provvisoriamente, al nostro lavoro.
Il muro di cinta romano di Novara
Novara è un centro abitato che si forma in età romana nel corso del I secolo avanti Cristo; le popolazioni di derivazione ligure, se si segue la tesi di Catone, abbandonarono i numerosi piccoli villaggi sparsi nella campagna, per sistemarsi su di un terrazzamento di derivazione pleistocenica, rialzato rispetto alla pianura alluvionale, determinata dai corsi dei due torrenti Agogna e Terdoppio, e quindi facilmente difendibile. Inoltre, il suolo del terrazzamento era costituito da argille e quindi entro lo spazio degli insediamenti umani era possibile che si verificasse il fenomeno delle resorgive spontanee, che assicuravano agli abitanti la presenza abbondante di acqua, senza alcun bisogno di doverla trasportare attraverso acquedotti. La città, che nel suo stesso nome appare come “nuova”, è posta all’incrocio di due importanti strade della Gallia Subalpina: la Genova-Domodossola, Lucomagno e valle del Reno, e la Milano-Vercelli- Ivrea e il Monte di Giove (ora Gran San Bernardo) verso la Francia. Era dunque un centro di vita economica rilevante, testimoniato dal ritrovamento di numerose anfore per il trasporto del vino, del grano e dell’olio. Prima che Augusto acquisisse definitivamente il potere, Novara divenne municipium e quindi secondo la testimonianza di Tacito, che illustra la situazione politica creatasi dopo la morte di Nerone, nel 69 d.C., fu inserita tra i «firmissima municipia» della regione Transpadana. Per il grande storico romano Novara poteva essere considerata una città ben difesa e quindi munita di muro capace di separare lo spazio abitato dalla campagna, ma, nel contempo, di offrire agli abitanti una valida difesa.
E il muro romano è ancora oggi ben visibile e documentabile a livello archeologico, poiché è emerso in numerosissimi scavi.
I tratti visibili e meglio conservati della muraglia romana sono presenti, in particolare, in tre punti: nei pressi della antica porta settentrionale, attuale piazza Cavour, alla destra di chi entra nella città proveniente da Nord.
Un altro ampio tratto di muro romano è visibile sul lato meridionale, in un ampio giardino lungo la via Solaroli, subito dopo l’Albergo Italia, ed infine nel sotterraneo del Castello Sforzesco, nella zona occidentale della città romana.
Le mura sono costruite in opus mixtum, formato da robusti ciottoli di fiume legati tra loro con un forte malta, posati interi o a spacco; il nucleo centrale, con uno spessore di 1 metro e una ventina di centimetri, è schermato sui due fronti da un parametro di copertura, caratterizzato da alternanza regolare di file orizzontali di ciottoli posti di piatto e da casuali ricorsi di mattoni.
Era la tecnica dell’opus mixtum molto diffusa in epoca romana e che poi si è conservata a lungo nelle successive costruzioni medievali.
Lo sviluppo delle mura del municipium Novariae poteva avere un perimetro di circa 2500 metri, ma non siamo in grado di stabilire l’altezza della muraglia, poiché non vi è alcun resto che lo possa testimoniare.
La Fondazione Castello Visconteo Sforzesco di Novara
La Fondazione Castello Visconteo Sforzesco, nata nel 2006, persegue le finalità di valorizzazione del Castello Visconteo Sforzesco che consistono nello svolgimento di attività dirette a promuoverne la conoscenza e ad assicurarne le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica.
Durante gli anni di cantiere ha collaborato con il Comune di Novara, proprietario del bene, allo scopo di controllare e monitorare le attività di recupero e restauro, creando anche iniziative per le scuole della città e incontri presso l’università con l’obiettivo di diffondere la conoscenza del bene e la sua storia.
Dal 2016, al termine della chiusura dei lavori, ha iniziato a pieno regime la gestione del castello e lavora in sinergia con l’amministrazione comunale e altri enti cittadini, per l’organizzazione di esposizioni artistiche, iniziative letterarie, convegni, eventi di promozione del territorio, con l’obiettivo di fare del castello il centro più importante dell’animazione culturale della Città, un grande nuovo spazio polifunzionale dedicato alla cultura, alla condivisione e all’aggregazione.