Museo Archeologico di Novara

Novara (NO)

Reperti rinvenuti

Età romana

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Preistoria: dal neolitico all'età del bronzo

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Età moderna

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Seconda età del ferro

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Medioevo

Prima età del ferro

La preistoria di Novara nel reperto da Lumellogno

Il reperto ceramico più antico proveniente dal territorio dell’odierna città di Novara presente nelle collezioni è un’urna biconica decorata con solcature verticali. Fu ritrovata nel 1875 in frazione Lumellogno, località Bisognina e fu donata al Comune nel 1960, dopo essere stata conservata nella raccolta G. Ravizza di Suno. Si data alla tarda età del Bronzo ed è espressione della cosiddetta “Cultura di Canegrate”, sviluppatasi nel XIII sec. a.C. nei territori della Lombardia occidentale, Piemonte orientale e Canton Ticino.

Assieme ad un vasetto (conservato presso privati) e ad altra ceramica andata dispersa, è indizio della presenza nella località di un’area funeraria molto antica.

Un tesoretto della seconda età del ferro

Ancora importanti testimonianze da Lumellogno furono donate alla Società Archeologica da Antonio Rusconi nel 1875: si tratta di nove dracme padane in argento di II sec. a.C. ritrovate nel 1864 in regione Fornasone. Esse facevano parte di un ripostiglio, ossia un insieme di beni preziosi nascosti dal loro proprietario, costituito da tante altre monete non più rintracciabili. Si tratta di tipi monetali coniati nella Gallia padana ad imitazione della dracma greca di Marsiglia, come attesta la legenda MASSA che compare al rovescio insieme ad una figura stilizzata di leone, mentre al dritto è proposta la figura di Diana.

La datazione delle monete al II secolo a.C. documenta che in quel periodo vi fu un momento di incertezza e forte pericolo, forse legato all’avanzata dei Romani nella pianura Padana, che portò il proprietario delle monete a nasconderle.

Novara romana: le necropoli

Per quanto riguarda l’età romana, sono documentati nella collezione reperti da aree funerarie cittadine, come la necropoli di San Lorenzo da cui provengono materiali molto pregiati, rinvenuti nel 1890 dal Comune di Novara in occasione di scavi per la costruzione dell’asilo S. Lorenzo (poi scuole Ferrandi). I materiali di maggior pregio sono due ornamenti in oro: una bulla e un pendente a forma di piccola clava. Dalla stessa necropoli provengono anche una bottiglia in vetro cosiddetta “mercuriale”, cioè utilizzata per contenere farmaci, e un balsamario vitreo, classico contenitore per profumi. Questi oggetti sono ciò che resta di corredi funerari di ricche sepolture che facevano parte di una più vasta necropoli suburbana. Provenivano dagli stessi scavi e furono donate dal Comune alla Società Archeologica anche 46 monete di Giulio Cesare, Antonino, Gallieno, Claudio Gotico, Massenzio e Aureliano. Oggi tuttavia non è più possibile distinguerle nel vasto monetiere novarese, poiché non furono puntualmente catalogate e indicate.

Un’altra area di sepoltura attestata da reperti delle collezioni civiche doveva situarsi in corrispondenza dell’odierno quartiere di Sant’Agabio. Da qui provengono un sarcofago in serizzo, trovato durante gli scavi per la realizzazione del cavalcavia di Porta Milano nel 1928, e una coppa, rinvenuta nella prima metà dell’Ottocento, di cui il donatore Pietro Caire annota la provenienza da località alle Vigne in Sant’Agabio.

Le necropoli delle frazioni di Novara

Nelle collezioni si conservano altre testimonianze funerarie da frazioni di Novara poste fuori dal tessuto urbano, che in antico costituivano piccoli villaggi.

L’avv. L. Mattacchini nel 1875 donò tre balsamari di epoca romana in vetro azzurro ritrovati “entro tumuli” a Pernate in località Prato Nosetto presso la Cascina Riottina, a seguito di scavi per spianamenti del piano di campagna.

Facevano invece parte del corredo di una tomba femminile individuata a Olengo uno specchio rettangolare in bronzo argentato e un bastoncino in vetro ambrato lavorato a torciglione, donati al museo di Novara nel 1878 da don Bordiga, parroco della frazione. I materiali sono di fine I sec. d.C. e segnalano la presenza anche in questa località di una necropoli.

Un altro indizio della presenza di una necropoli d’età romana è rappresentato da un calamaio in ceramica, databile al I-II sec. d.C., donato dall’avv. L. Manti nel 1877, che lo indicò come ritrovato a Lumellogno presso la località Molino del Bosco, nota per aver restituito, anche in seguito, altri materiali probabilmente pertinenti a corredi.

Novara romana: tracce della vita quotidiana

Per quanto riguarda il tessuto urbano, gli scavi ottocenteschi prestarono attenzione e conservarono solo una piccola parte dei moltissimi materiali di uso quotidiano, rinvenuti in frammenti: si tratta in particolare dei recipienti di dimensioni maggiori, le anfore, tipici contenitori da trasporto lungo le vie d’acqua di derrate alimentari (olio, vino, salse).

Dall’area della Cattedrale di S. Gaudenzio proviene un singolo frammento di ansa di anfora, donata da P. Caire nel 1877, mentre un’anfora intera e ben conservata proviene da via Alcarotti, unica rimasta di un grande deposito, per il resto perduto. Si tratta di una tipica anfora iberica per il trasporto di salse di pesce ed è datata alla fine del I - II sec. d.C.  Più numerosi sono i frammenti di anfore conservati dagli scavi per la realizzazione del Teatro Coccia e di alcuni edifici circostanti effettuati nella seconda metà dell’Ottocento: si tratta soprattutto di anfore olearie di I-II secolo d.C. Dallo stesso sito provengono anche frammenti di ceramiche da tavola e da cucina e tre grandi pesi da telaio.

La presenza negli scavi urbani di numerose anfore è legata al fenomeno del loro reimpiego: esse, una volta svuotate del loro contenuto che veniva venduto al minuto, venivano utilizzate nelle opere di drenaggio nelle aree in cui si presentava il problema delle esondazioni e del ristagno dell’acqua, come tecnica di risanamento e consolidamento dei terreni umidi e paludosi. I contenitori di solito erano messi in posizione verticale o diagonale, capovolti e per lo più integri. I banchi di anfore si trovano spesso nelle città vicino ai muri e sotto i pavimenti, lungo i corsi d’acqua, oppure appena fuori dai centri abitati e in aperta campagna, dove servivano come sistemazioni idriche oppure per il consolidamento del sedime stradale o per rendere asciutti i terreni in prossimità degli impianti produttivi.

Drenaggi di questo tipo sono stati trovati anche in seguito (scavi della seconda metà del Novecento e degli anni Duemila) in diversi punti della città, quale ad esempio quello imponente emerso nel 1970 presso il Baluardo Quintino Sella, in prossimità di un tratto delle mura romane.

Novara romana: testimonianza di una statua monumentale

Le testimonianze monumentali che dovevano caratterizzare il municipium di Novaria, città munita di mura, intercettate in più punti, e che doveva avere edifici pubblici e strutture architettoniche dedicate a funzioni civiche e al culto, sono scarsamente documentate nella collezione archeologica ottocentesca. In essa si segnalano solo i frammenti in bronzo delle dita di una statua monumentale (I-III secolo d.C.) rinvenuti presso il Duomo nel 1864, durante gli scavi per le fondamenta del nuovo edificio, modesto residuo dell’arte celebrativa o votiva, che, per la preziosità del materiale metallico, andò incontro a rifusioni e reimpieghi.

Vita quotidiana in età Moderna (XIV-XVII secolo)

A più riprese nel corso di scavi di realizzazione e manutenzione della ‘Cunetta’, grande opera idraulica che si estendeva ad anello attorno ai Baluardi della città di Novara, sono emersi materiali archeologici di epoche più recenti.

Nel 1875 furono donati da G. Bellotti reperti rinascimentali rinvenuti nella Cunetta presso Viale Buonarroti: quattro steli di calici in vetro decorati databili al XVI - inizi XVII secolo e un boccale in ceramica smaltata di XVI secolo, definito nei registri del museo come ‘anfora spagnola’.

Dall’area dell’Ospedale Maggiore (viale Mazzini) pervennero nel 1886 due brocche di epoca tardo-medievale / rinascimentale (XIV-XVI secolo) in ceramica smaltata, da identificare con i boccali “verniciati e dipinti” annotati nel registro doni.

Bibliografia

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Personalità correlate