Museo Archeologico di Novara

Ghemme (NO)

Reperti rinvenuti

Età romana

Mostra tutti

Prima età del ferro

Ghemme (NO)

Il territorio di Ghemme ha restituito testimonianze della frequentazione da parte di gruppi umani fin dalla Preistoria, ma la maggior quantità di documentazione archeologica è databile in piena età romana e testimonia che l’abitato (il probabile pagus Agaminus) doveva trovarsi nella zona pianeggiante ai piedi delle colline in corrispondenza del centro attuale. Esso doveva essere particolarmente florido nella prima età imperiale (I-II sec. d.C.), per la quale i ritrovamenti sono vari e di una certa ricchezza, anche se purtroppo per quelli effettuati nell’Ottocento non si conservano sufficienti dati per una precisa localizzazione. All’insediamento facevano riferimento una serie di aree funerarie identificate in più punti del territorio, che hanno restituito anche materiali di pregio e strutture tombali integre. In località Le Vallere, ad esempio, nella seconda metà dell’Ottocento fu ritrovata una tomba a cremazione della quale presso il museo di Novara si conservano i tegoloni della struttura, due coppe in vetro recanti tracce di tessuto, uno specchio e una lamina in bronzo pertinente ad un ornamento (donazione De Marchi 1876). Due anni più tardi il sig. Niccolini consegnò una lucerna di I sec. d.C. insieme a due monete repubblicane ritrovate nell’area del castello. Inoltre, al Museo fu donato da P. Crespi nel 1882 il materiale relativo ad una sepoltura a cremazione ritrovata nei pressi della Roggia Mora: un’olla e una patera in vetro contenevano le ceneri del defunto, mentre il corredo era costituito da un’olpe e un balsamario vitreo.

Il pagus fu abitato con continuità anche nei secoli successivi, come testimoniano i ritrovamenti della tarda età imperiale, sempre numerosi ed anche ricchi. È famoso, a tal proposito, il ripostiglio ritrovato dentro un’olla a fine Ottocento durante gli scavi per la linea ferroviaria Novara-Varallo e donato al museo dall’avvocato Bono nel 1882. Ne facevano parte più di 10 kg di monete e alcuni oggetti preziosi, tra cui anelli d’oro e d’argento e cucchiai d’argento, materiali databili alla fine del III secolo d.C.. Il ritrovamento è stato soprannominato “Tesoretto della Fortuna Primigenia”, poiché su uno dei cucchiai compare incisa una dedicazione a questa dea.

Bibliografia

Museo Novarese. Documenti, studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, Catalogo della mostra, a cura di M.L. Tomea Gavazzoli, Novara 1987, pp. 148-149.

SPAGNOLO G., Lucerne del Museo di Novara, in Studi di Archeologia dedicati a Pietro Barocelli, Torino 1980, p. 204.

Tra Terra e acque. Carta Archeologica della Provincia di Novara, a cura di G. Spagnolo Garzoli, F. M. Gambari, Novara 2004, pp. 330, 332-333.

Vitrum Dalla sabbia alla luce. Scienza, storia e arte del vetro dalla scoperta ai nostri giorni, Guida alla mostra. Ivrea, Museo Civico P. Garda, a cura di A. Deodato, P. Mantovani, S. Ratto, Viareggio 2021, p. 82.