Museo Archeologico di Novara

Altre provenienze

La presenza di manufatti di provenienza non locale nella collezione novarese testimonia il gusto per il collezionismo di oggetti antichi tipico dei secoli passati, soprattutto dell’Ottocento. In generale, famiglie o esponenti di spicco del mondo culturale e politico (medici, avvocati, imprenditori, notai…) avevano l’abitudine di raccogliere materiali archeologici, così come opere d’arte, spesso comprandole sul mercato antiquario. Questa consuetudine era strettamente legata a motivazioni estetiche, per cui si privilegiavano gli oggetti belli da vedere, di buona qualità e/o integri (quindi per lo più provenienti da contesti tombali). Spesso, inoltre, i pezzi venivano scelti per la preziosità e la rarità e quindi il prestigio che potevano dare all’acquirente, oppure, l’attenzione era rivolta ad oggetti appartenenti ad altre culture (come ad esempio quella egizia). Molti oggetti venivano anche acquistati durante viaggi e soggiorni in paesi lontani. Le tipologie di materiali collezionate erano molto varie. Monete, bronzetti, gemme, reperti egizi, vasi greci, elementi decorativi… In molti casi le raccolte private hanno formato i nuclei originari dei musei.

I materiali di provenienza extraterritoriale presenti a Novara facevano parte di raccolte di privati che vennero donate alla Società Archeologica Novarese in previsione dell’istituzione del Museo. Ad esempio Pietro Caire aveva conferito a questo scopo la sua raccolta di varie antichità, locali, etrusche e magnogreche, alla Biblioteca di Novara, dalla quale passò alla Società Archeologica.

Gli ambiti di appartenenza dei reperti da collezione sono quello egizio (da Alessandria d’Egitto), magnogreco (dalla Sicilia e dall’Italia Meridionale), fenicio-punico (dalla Sardegna), etrusco (dall’Italia Centrale) e romano (da altre regioni d’Italia e dalla vicina Svizzera).

Alessandria d'Egitto

Presso il museo si conservano tre ushabti in faience, una caratteristica terracotta invetriata, databili al Periodo tardo (XXVI-XVII dinastia; 672-525 a.C.), provenienti da Alessandria d’Egitto e donati da A. Rusconi e F. Rognoni nel 1876.

Gli ushabti sono statuette votive che rappresentano lo spirito del defunto e venivano deposte nel sepolcro, come elemento integrante del corredo funebre. Tra quelli delle collezioni novaresi due presentano qualità particolarmente elevata e dovevano appartenere a tomba importanti; uno in particolare conserva ben leggibile l’iscrizione geroglifica Wsir wAH-ib-ra ms n ns-nbw-TT “L’Osiride Uahibra, nato da Nesnebutcetc”, la quale permette di collegarlo ad altri identici conservati a Torino (1), Bologna (1), Firenze (1), Pavia (1), Londra (2), Leiden (2), Parigi (1), San Pietroburgo (1). Doveva trattarsi di oggetti appartenenti ad un unico vasto e importante corredo.

Atene

Dall’ambito greco ateniese proviene una piccola testa in ceramica di statuetta votiva di fisionomia femminile, databile al Il-l sec. a.C.; è stata donata nel 1876 dall’avv. R. Tarella, segretario della Società Archeologica Novarese.

 

Bibliografia:

Museo Novarese. Documenti studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Tomea Gavazzoli, Novara 1987, p. 160.

Etruria (Orvieto, Cerveteri, Tarquinia, Volterra)

Nella collezione novarese si trova un lotto di materiali di origine etrusca giunti in museo grazie ad alcune donazioni degli ultimi decenni dell’Ottocento.

Da Cerveteri (RM) arriva una statuetta votiva in bronzo raffigurante un leone, databile al IV-III sec. a.C.; da Volterra (PI) giungono due strigili in bronzo di III-II sec. a.C. donati al museo da A. Rusconi nel 1875. Lo stesso Rusconi nel 1881 donò anche un alabastron (contenitore per profumi) decorato a fasce rosse dipinte, tratti e punti di VI sec. a.C. proveniente da Orvieto (TR). Dalla stessa località giungono anche due buccheri donati da Maestri nel 1887: si tratta di un kiathos (attingitoio) di VII sec. a.C. e di un kantharos (coppa per bere) di VII-VI sec. a.C.

Genericamente provenienti dall’Etruria senza indicazione precisa di località sono, inoltre, due buccheri, le caratteristiche ceramiche di colore nero, di VII-VI sec. a.C., uno skyphos (coppa) e una coppetta e due ceramiche etrusco-corinzie della prima metà del VI sec. a.C. (una coppa con decorazione a metope con leoni, cigni, rosette e un aryballos - contenitore per profumi – decorato a fasce di punti, bande orizzontali e linee a raggiere). Si tratta di una produzione nata in Italia ad imitazione del contemporaneo vasellame di Corinto. 

Questi reperti, raccolti da Pietro Caire, furono da lui donati alla Biblioteca di Novara nel 1863, che li cedette alla Società Archeologica nel 1886.

 

Bibliografia:

Museo Novarese. Documenti studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Tomea Gavazzoli, Novara 1987, p. 112.

UGLIETTI M.C. 1980, Guida al Museo Archeologico di Novara, Novara, pp. 54-55.

Italia meridionale (Petralia Soprana, Nola, Marianopoli)

La collezione archeologica novarese conserva un gruppo di reperti provenienti della Magna Grecia e confluiti in museo alla fine dell’Ottocento grazie a varie donazioni.

La maggior parte dei reperti magnogreci è rappresentata da ceramiche a vernice nera, produzioni tipiche delle officine elleniche e quindi prodotte anche localmente in Italia meridionale. Diverse provengono da Nola (NA): un’anforetta e una coppa di VII-VI sec. a.C. (dono Diana 1875); uno skyphos decorato di VII sec. a.C. (dono Robaudi 1878); un amphoriskos (contenitore per profumi) di VI-IV sec. a.C. e una oinochoe (brocca) decorata nello stile detto di Gnathia di IV-III sec. a.C. (dono Innocenzo 1879).

Altri reperti provengono dalla Sicilia, precisamente da Marianopoli (CL), e furono donati da P. Poggi nel 1882: due skyphoi a vernice nera (VI-V sec. a.C.), una ciotola in ceramica acroma (VIII-VII sec. a.C.) e un alabastron (contenitore per profumi) in ceramica italo-geometrica (VII sec. a.C.). Nella stessa donazione si trova anche un balsamario in ceramica di VII sec. a.C. da Petralia Soprana (PA).

Possiamo genericamente ritenere provenienti dall’Italia meridionale, altri reperti ceramici, caratteristici dell’artigianato magno greco, di cui non sono state riportate indicazioni di provenienza. Si tratta di ceramiche italo-geometriche, produzioni italiche nate ad imitazione della ceramica geometrica greca e diffuse soprattutto nel VII secolo a.C.: una oinokoe (brocca) e una coppa, che facevano parte della raccolta donata da P. Caire alla Biblioteca nel 1863 e successivamente passata al museo (1886).

 

Bibliografia:

Museo Novarese. Documenti studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Tomea Gavazzoli, Novara 1987, pp. 111-113.

UGLIETTI M.C. 1980, Guida al Museo Archeologico di Novara, Novara, pp. 54-55.

Sardegna (Cabras)

Il museo conserva un gruppo di manufatti provenienti dall’ambito fenicio-punico della Sardegna, di cui non sempre sono state indicate le specifiche località di rinvenimento.

F. Borgnis nel 1875 donò una patera a vernice nera di III sec. a.C., ma la donazione più consistente fu quella che nel 1881 giunse dal prof. Sereno Rumi, novarese, docente di Fisica a Cagliari e Sassari, composta da vasellame acromo e a vernice nera, databile tra il VII e il V secolo a.C., balsamari ed altre forme ceramiche più tarde, inquadrabili tra il IV e il III secolo a.C. 

Territori dell’impero Romano (Locarno (CH) – Cuglieri - Capua - Nola - Pompei - Roma- Pignataro Interamna)

L’età romana imperiale è documentata, oltre che dai molti ritrovamenti del territorio novarese e lomellino, da alcuni lotti di reperti provenienti da altre zone.

Il gruppo più consistente è quello dei materiali giunti da Locarno (CH) come dono dell’orafo e antiquario di Intra Scavini del 1880. Dalla città svizzera affacciata sul lago Maggiore, e precisamente dagli scavi di fondazione del Grand Hotel, provengono patere e coppette in terra sigillata, la tipica ceramica rosso corallo di prima età imperiale, caratterizzata da marchi di fabbrica in planta pedis di vasai padani. Il cantiere dell’Albergo locarnese restituì una vasta necropoli, di cui i reperti pervenuti a Novara offrono un piccolissimo assaggio.

Non si conoscono invece i dettagli della localizzazione di altri reperti del Locarnese donati dal Rusconi nel 1881-82: un ago crinale in osso, uno specchio in bronzo argentato, un attingitoio e una casseruola in bronzo, databili tra la fine del I sec. a.C. e il I sec. d.C., proprio come un statuetta in terracotta raffigurante una coppia di sposi adagiati su una kline, interessante esempio della produzione di coroplastica che contraddistingue alcune sepolture tra Piemonte e Lombardia.

Provengono, sempre come doni, da altre località dell’Italia romana alcuni reperti di tipologie molto amate dal collezionismo novarese: abbiamo infatti un piccolo campionario di balsamari in vetro di I sec. d.C. (da Capua, Nola e dalla Sardegna) e tre lucerne, una da Pompei del I sec. d.C., due dalla Sardegna di II-III secolo.

 

Bibliografia:

Per i materiali da Locarno e dal locarnese:

Museo Novarese. Documenti studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Tomea Gavazzoli, Novara 1987, pp. 157-159.

Per le lucerne:

SPAGNOLO G., Lucerne del Museo di Novara, in Studi di Archeologia dedicati a Pietro Barocelli, Torino 1980, p. 209.