Museo Archeologico di Novara

Giulio Decio

Giulio Decio

Scopritore, donatore, Ispettore onorario della soprintendenza

Milano , 1865 — Osasco , 1952

«Sono pienamente soddisfatto di aver adempito, per quanto i miei modesti mezzi me lo permisero, il dovere della mia carica verso il mio paese, serbando intera la libertà di giudizio nel mio faro interno e nell'esterno obbedendo alle leggi e alle Autorità.»


(Lettera di Giulio Decio ad Alessandro Viglio del 1 marzo 1943)

Biografia

Benché milanese di origine, Giulio Decio fu amenese di adozione e trascorse lunghi periodi nella casa che il padre Innocente aveva acquistato a Lortallo. Decio rappresenta una figura esemplare di quell’archeologia “eroica” della prima metà del Novecento quando pochi appassionati si assunsero, in un contesto socioculturale e politico in larga misura disinteressato se non ostile alle politiche di tutela, il compito di salvare le testimonianze del passato per consegnarle alle generazioni future. Esemplare fu anche la cooperazione che seppe mantenere con gli enti dello Stato preposti alla tutela. In un momento storico in cui a due soli funzionari era affidato il compito immane di salvaguardare e studiare l’archeologia di una regione vasta e complessa come il Piemonte, figure come quella del Decio furono l’indispensabile supporto sul luogo per segnalare le scoperte fortuite, salvaguardare i materiali, fornire supporto tecnico e svolgere, trattando con i proprietari e finanziando personalmente gli scavi, campagne di ricerca sistematiche.

Nel 1915 ai piedi del Monte Mesma durante i lavori per l’allargamento della strada verso Bolzano Novarese fu individuata una sepoltura antica. Col prosieguo dei lavori altre due tombe furono rinvenute in località Lortallino. Comprendendo l’importanza della scoperta Decio si attivò prontamente per informare la Soprintendenza. Seguì l’incontro con Pietro Barocelli, all’epoca giovane ispettore della Soprintendenza Archeologica di Torino, ma destinato a diventare uno dei maggiori studiosi della Paletnologia italiana. Ne nacque un lungo e ininterrotto rapporto di collaborazione, stima e amicizia.

Comprendendo il ruolo che lo studioso avrebbe potuto svolgere sul territorio, Ernesto Schiaparelli - Soprintendente alle antichità per il Piemonte – ne promosse la nomina a Ispettore onorario nel 1916, incarico che Decio ricoprì per oltre vent’anni.

Dopo le prime indagini condotte direttamente da Barocelli, non solo Decio si occupò di portare avanti le ricerche, relazionando all’archeologo giornalmente a mezzo lettera, ma in più circostanze finanziò personalmente le ricerche, donando poi i materiali a lui spettanti per legge al Museo Civico di Novara.

Come Ispettore onorario si impegnò anche nel promuovere il restauro di beni artistici e architettonici, come le cappelle della via crucis che sale al Monte Mesma o gli affreschi del XVI secolo, nella chiesa di S. Bernardino di Ameno.

A corredo di questa attività pubblicò numerosi articoli dedicati ad argomenti storici e archeologici, principalmente, ma non solo, sul Bollettino Storico della Provincia di Novara.

Negli anni complicati del dopoguerra Remo Fumagalli, essendo necessario identificare i materiali di Lortallo conservati al Museo di Novara, che per le vicende belliche erano stati frettolosamente messi al sicuro con la perdita di buona parte delle associazioni, si rivolse nuovamente a Giulio Decio. Questi, infermo e quasi impossibilitato a camminare, ormai alloggiava per lunghi periodi presso la sorella Caterina ad Osasco. Tuttavia, rispose all’appello. Nelle sue ultime lettere elenca puntualmente i ritrovamenti effettuati e fornisce lucidamente le informazioni per consentire l’identificazione dei reperti al fine del riordino delle collezioni e per l’eventuale acquisizione di materiali del territorio nelle mani di privati.

Il 24 settembre 1952 Fumagalli con l’avvocato Fossati, segretario generale del Comune di Novara, si recò a Lortallo con la speranza di incontrare il Decio per porgergli i ringraziamenti del Sindaco e di altre figure di rilievo del capoluogo provinciale, senza però trovarlo. Il 26 settembre la stampa pubblicava il necrologio con la notizia della morte dell’ingegnere, spentosi il giorno prima ad Osasco a 87 anni. Così riassumeva il sentimento degli amenesi l’Arciprete Don Silvio De Gasparis: “Non le so dire lo smarrimento di Ameno che vede scomparire un benefattore ed un intellettuale impareggiabile: lo chiamavano il “Papà Decio”.

(a cura di Andrea Del Duca)

Bibliografia di riferimento

S. Callerio, A. Del Duca, Giulio Decio. Archeologia e storia di Ameno, Novara 2024.

G. Decio, P. Barocelli, Sepolcreti preromani di Ameno. Nuove esplorazioni, in Bollettino Storico per la Provincia di Novara, XXIX, 1-2, 1935, pp. 1-38.

G. Decio, Sepolcreti novaresi della prima età del Ferro. Scavi recenti dei sepolcreti di Ameno (Orta), in Bullettino di Paletnologia Italiana, LV, 1935, pp. 136-144.

G. Decio, Ameno. Sepolcreto a cremazione della prima età del Ferro, in Notizie degli scavi di Antichità, LXIII, 1938, pp. 334-344.

G. Decio, Nuove scoperte di antichità della prima civiltà del Ferro ad Ameno, in Bullettino di Paletnologia Italiana n.s. III, 1939, pp. 165-170.

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