Museo Archeologico di Novara
Apollinare Rocca Saporiti
Conte, marchese della Sforzesca
Reggio Emilia , 1813 — Milano , 1880
«Se la Società Archeologica Novarese potè avere la fortuna di ricevere dal Sig. Marchese Saporiti il ricco dono di terrecotte e di armi romane trovate alla Sforzesca, ciò è dovuto specialmente al patrocinio che la S.V. si compiacque di prestare alla medesima. Non possiamo quindi ringraziare il Sig. Marchese, senza ricordarci anche di Lei pel fortunato esito di suoi buoni uffici, pei quali le professiamo la più sentita vicinanza»
(Minuta di lettera di ringraziamento della Società Archeologica Novarese ad E. Vogt, 28 aprile 1878)
Biografia
Dedicarsi alla storia della donazione di reperti provenienti dalla tenuta “La Sforzesca”, annotata nel Registro Doni nell’aprile 1878 a nome del marchese Apollinare Rocca Saporiti, ha consentito di delineare, seppur parzialmente, l’interessante intreccio di relazioni che coinvolse la Società Archeologica, il donatore e la figura di un intermediario prima sconosciuta.
Apollinare Rocca Saporiti, marchese della Sforzesca, fu un personaggio di spicco nella Vigevano della seconda metà dell’Ottocento. Nacque a Reggio nell’Emilia il 16 aprile 1813, figlio del conte Giovanni Maria Rocca e della contessa Teresa Brami, e morì a Milano il 16 febbraio 1880. Apollinare Rocca era nipote del patrizio genovese Marcello Saporiti, che nel 1803 aveva acquistato la tenuta della Sforzesca a Vigevano e aveva rafforzato l’immagine della sua famiglia attraverso il mecenatismo e le committenze pubbliche. Dopo la sua morte, Apollinare ne sposò la vedova Marianna Vitale de Callières, dalla quale ebbe tre figli, e aggiunse il cognome dello zio al proprio, ottenendo da re Carlo Alberto il titolo di marchese della Sforzesca.
Il marchese Apollinare Rocca Saporiti proseguì nell’opera di affermazione familiare nel panorama cittadino vigevanese e milanese, promuovendo borse di studio, bonifiche agrarie, attività imprenditoriali e la costruzione di edifici e scuole, come il Collegio Rocca Saporiti, la cui progettazione venne affidata all’architetto milanese Giacomo Moraglia (1851).
Il marchese era un attivo patriota e spesso si servì delle arti figurative per affermare la sua adesione alla causa politica di unificazione nazionale e il suo supporto alla monarchia sabauda. Numerose sono le sue commissioni artistiche ispirate a ideali romantici e tra gli artisti prediletti figura il torinese Francesco Gonin, al quale Rocca Saporiti affidò l’esecuzione della cappella dedicata alla Vergine nella cattedrale di Vigevano (1859-1861) e le stazioni della Via Crucis per la chiesa di famiglia (1862). Gran parte degli interventi commissionati da Apollinare Rocca Saporiti furono rivolti alla enorme tenuta della Sforzesca, dove fece ricostruire la villa padronale e la chiesa di Sant’Antonio Abate.
La continua espansione della tenuta, le bonifiche per estendere i terreni coltivabili e l’amministrazione degli interessi finanziari che derivavano dalla gestione delle rogge e dei canali richiedevano la collaborazione di un nutrito numero di tecnici. Tra gli ingegneri che più a lungo lavorarono per la famiglia Rocca Saporiti nella seconda metà del XIX secolo troviamo Ernesto Vogt, impegnato nel corso degli anni ’70 in numerose attività, tra le quali la gestione dei tratti piemontesi della Roggia Mora di proprietà del marchese.
Come raccontano i carteggi dell’ingegnere Vogt ancora conservati presso l’Archivio Storico delle acque e delle terre irrigue dell’Est Sesia, negli stessi anni erano coinvolti negli affari della Roggia Mora anche l’avvocato Antonio Rusconi e l’ingegnere Matteo Cappa di Cassolnovo, entrambi soci della Società Archeologica pel Museo Patrio Novarese fin dalla sua fondazione e attivi donatori.
Molto probabilmente, i diretti rapporti lavorativi con Antonio Rusconi fecero conoscere ad Ernesto Vogt le attività di tutela e conservazione avviate dalla Società Archeologica di Novara tra 1874 e 1875. La prima donazione di Vogt finora conosciuta non è stata annotata nel Registro Doni ed è attestata da una lettera inedita, inviata all’ingegnere da Rusconi. L’avvocato, dopo alcune annotazioni relative alla Roggia Mora, ringrazia Vogt a nome della Società Archeologica per l’invio di alcuni materiali provenienti da scavi presso La Sforzesca (alcune monete e una fiala in vetro), pregandolo di inviare altri manufatti se ne avesse avuta l’occasione.
«Grazie infinite anche per conto della Società Archeologica di quanto mi fece tenere e ricevetti ieri. La moneta non d’argento ma foderata d’argento per economia, o ladreria di monetari, è un triobolo di Tiberio; peccato che sia corrosa la forma di quel figlio di Augusto. E la corrosione prova appunto il dolo del metallo. Le altre monetine sono spagnole e bolognesi e venete di minima importanza.
Importante invece è la piccola fiala porta veleno, o porta essenza che apparteneva al periodo degli Sforza o quasi al primo periodo spagnolo (1500).
La Società Archeologica tiene conto della sua estrema cortesia e di lei riguardo, e spera sempre nella sua generosità ogni volta che gli scavi della Sforzesca mettessero alla luce nuovi oggetti di storica antichità».
La richiesta dell’avvocato dovette essere accolta. Infatti, già nell’agosto 1876 nel Registro Doni è annotata l’offerta, a nome dello stesso Rusconi, di un fregio di ferro trovato alla Sforzesca, di cui possiamo supporre fosse entrato in possesso attraverso Vogt, il quale forse voleva restare anonimo.
Una minuta inedita rinvenuta presso l’Archivio di Stato di Novara attesta che fu ancora l’ingegnere Vogt a suggerire al marchese Rocca Saporiti di donare alla Società Archeologica il lotto di manufatti provenienti dalla Sforzesca, meticolosamente segnalati nell’aprile 1878 nel Registro Doni. La bozza di lettera scritta con la calligrafia di Antonio Rusconi riporta i ringraziamenti della Società Archeologica all’ingegnere per il suo ruolo di intermediario ma in questo caso, trattandosi di un importante gruppo di reperti, venne indicato come ufficiale benefattore il marchese Rocca Saporiti.
(a cura di Eleonora Casarotti)
Bibliografia di riferimento
G. Angelini, I Rocca Saporiti e il loro ruolo nella Vigevano di metà Ottocento, in Per Eleonora Duse. Omaggio nel centocinquantesimo dalla nascita, a cura di L. Giordano, Vigevano 2008, pp. 22-27.
E. Vogt, Sopra alcune opere di bonificazione eseguite nel tenimento della Sforzesca presso Vigevano, in «Il Politecnico, Giornale dell’ingegnere architetto civile ed industriale», vol. 10 (1878), fasc. 10-11, pp. 682-690.
Fonti
Archivio di Stato di Novara, Fondo Manoscritti Biblioteca Civica, Busta 102, Lettere 1878-1883 Società Archeologica pel Museo Patrio Novarese
Archivio Storico delle acque e delle terre irrigue -Est Sesia, Sezione di Vigevano, Archivio Rocca Saporiti, cartella 32, fascicolo 20