Museo Archeologico di Novara

Carlo Marazzini

Carlo Marazzini

Scopritore, scavatore, appassionato di archeologia

Varallo Pombia , 1829 — 1911

«Con questo foglio privato il Signor Carlo Marazzini domiciliato a Varallo Pombia, fa cessione al Regio Museo d’Antichità di Torino, a per esso al Direttore dello stesso Museo Signor Professore Ariodante Fabretti, di una cista di bronzo a cordoni col suo coperchio egualmente di bronzo e ornato di figure di animali a sbalzo, scoperta nella Necropoli di Castelletto Ticino il 1° marzo dell’anno corrente, per il prezzo convenuto di lire italiane tre mila

(Contratto di acquisto del corredo della ‘Tomba del Lebete’, Torino 14 agosto 1884)

Biografia

Il nome di Carlo Marazzini è indissolubilmente legato a Castelletto Sopra Ticino per la sua intensa attività di scavo e recupero di corredi da diverse necropoli del più importante insediamento golasecchiano dell’Italia nord-occidentale (Motto della Forca, Motto Fontanile, Regione Baraggia, Valloni, …). Sebbene non sia possibile ricostruire dati precisi, si può senz’altro ipotizzare che abbia riportato alla luce ben più di un centinaio di tombe, i cui corredi sono in parte confluiti nelle raccolte museali di Torino e di Novara e in numero non precisabile in altri musei e raccolte private.

In particolare, proprio a Marazzini si deve la scoperta nel 1884 della più nota tra le tombe golasecchiane di Castelletto, la cosiddetta Tomba del Bacile (metà VII secolo a.C.), che prende il nome dal contenitore in lamina di bronzo, utilizzato come coperchio di una situla sempre in bronzo, che presenta una ricca e raffinata decorazione a sbalzo con rappresentazione di animali fantastici (considerato una produzione etrusca di Vetulonia). L’eccezionalità del contesto fu immediatamente compresa, tanto che l’archeologo Giuseppe Fiorelli – allora Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti presso il Ministero della Pubblica Istruzione - avuta notizia della scoperta, intervenne per sollecitare il Direttore del Museo di Antichità nell’acquisto del corredo, e acconsentì a sostenere metà della spesa, estremamente onerosa per il bilancio del Museo.

Di Carlo Marazzini, nato e vissuto a Varallo Pombia, sposato e con dieci figli, si conosce la professione di sarto. In maniera apparentemente improvvisa, intorno al 1875 cominciò a dedicarsi allo scavo e al recupero di oggetti antichi, probabilmente sull’onda dei ritrovamenti di antichità che da diversi anni si concentravano nella zona di Golasecca e dintorni, sulla sponda opposta del Ticino, attirando studiosi e personalità di primo piano. Basti citare, dopo le prime e fondamentali indagini dell’abate Giovan Battista Giani che scoprì le prime tombe golasecchiane tra il 1822 e il 1825, la presenza a Golasecca dell’archeologo Gabriel De Mortillet nel 1865, incaricato dal governo francese di acquistare reperti per la sezione delle civiltà straniere nel Museo di Saint-Germaine-en-Laye, presso Parigi, a cui fece seguito l’indagine condotta nel 1873 da Alexandre Bertrand, conservatore dello stesso Museo, e soprattutto l’avvio - a partire dal 1872-73 - delle metodiche ricerche di scavo nelle necropoli di Golasecca e nei territori limitrofi di Sesto Calende, Vergiate e Castelletto Ticino da parte di Pompeo Castelfranco, eminente paletnologo a cui si deve la prima e fondamentale seriazione cronologica della cultura di Golasecca.

Dopo i primi scavi effettuati in località Cascinetta a Varallo Pombia nel 1876, con il ritrovamento di una dozzina di tombe di età romana che confluirono rapidamente nel museo di Torino, Marazzini fu consigliato ed esortato dal direttore del Museo, Ariodante Fabretti, a proseguire le sue ricerche soprattutto nell’area di Castelletto, con l’esplicito scopo di accrescere le collezioni archeologiche, fino a quel momento prive di testimonianze della cultura golasecchiana. 

A questo proposito si conserva una fitta corrispondenza in cui Marazzini, con descrizioni via via più accurate dei propri scavi proponeva a Fabretti l’acquisto dei materiali di volta in volta rinvenuti, talvolta anche lasciando trapelare la possibilità di cedere i reperti ad altri musei o a collezionisti privati, disposti a retribuire lo scopritore in maniera più vantaggiosa rispetto alle “tariffe” dell’istituto torinese.

Indubbiamente, dopo una fase di scambi più intensi – verosimilmente anche per la raggiunta consistenza della collezione golasecchiana in museo – i contatti di Marazzini si strinsero maggiorente con la Società Archeologica pel Museo Patrio Novarese, a sua volta molto interessata ad acquisire oggetti rappresentativi di quella cultura. Proprio grazie a questi rapporti entrarono a far parte delle collezioni novaresi una quindicina di corredi di Castelletto, in alcuni casi anche con elementi di particolare pregio. Appare interessante sottolineare come non si trattasse esclusivamente di acquisizioni onerose, dal momento che nel Registro doni compaiono anche alcune sue elargizioni destinate al Museo («Il signor Marazzini ricercatore di dette urne ha fatto dono al Museo di un facsimile di sepolcreto in grandezza del vero, entro cassa di legno»).

Indicato in uno dei documenti della Società novarese come “negoziante d’oggetti d’antichità”, nelle sue relazioni Marazzini si definì talvolta anche come “lo scopritore” o “il ritrovatore”, a riprova di una progressiva consapevolezza del proprio ruolo, anche se non distaccata dall’aspetto economico delle sue attività, in linea con l’atteggiamento e la sensibilità dell’epoca. Significativa da questo punto di vista la notizia della predisposizione di un biglietto da visita, di cui non sono più reperibili esemplari, con la dicitura “Fornitore della Real Casa di materiale archeologico”, orgogliosa rivendicazione di un’attività di commercio di antichità chiaramente sentita come pienamente legittima, a cui sembra fare da contraltare culturale, in una lettera indirizzata a un archeologo straniero di cui non si conosce il nome, l’individuazione di diverse personalità di spicco del mondo archeologico dell’epoca (Rusconi, Fabretti, Biondelli, Strobel, …) come «professori ed archeologi … di mia intima relazione».

(a cura di Lucia Mordeglia)

Bibliografia di riferimento

L. Galli, S. Tosi, Carlo Marazzini. Archeologo. Varallo Pombia 1829-1911, in Bollettino Storico per la Provincia di Novara, LXX, 2 (1979), pp. 184-235.

A. Fabretti, Necropoli della Cascinetta, Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino, 1884

F.M. Gambari, L. Malnati, Corredi della prima età del Ferro da Castelletto Ticino al Museo Civico di Novara, in Studi di archeologia dedicati a Piero Barocelli, Torino 1980, pp. 27-53.

F.M. Gambari, Castelletto Ticino (NO): tomba del Bacile, in Gli Etruschi a nord del Po. Catalogo della mostra (Mantova, 21 settembre 1986-12 gennaio 1987), cur. R.C. de Marinis, Mantova 1986, pp. 81-84.

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