Museo Archeologico di Novara

Giuseppe Ravizza

Giuseppe Ravizza

Studioso

Novara , 1811 — Livorno , 1885


«Nella decorsa estate 1872, chiamato a Suno dall’amicizia, vi ammirai i molti preziosi monumenti romani, ebbi la ventura di coadiuvare a scoprirne alcuni nuovi e riconosciuto quel paese come ricchissimo di antiche memorie, spiacente che finora nessuno ne avesse scritto la storia, esternai desiderio di scriverla io stesso al meglio che per me si potesse»

(G. Ravizza, Minuta manoscritta delle Note alle Memorie storiche di Suno)

«Più tardi talvolta [gli avanzi dei tempi romani] trovarono ricercatori intelligenti ed appassionati che li raccolsero, cercando salvarli dal pericolo di nuove dispersioni. Tra costoro merita di essere segnalato l’avvocato Giuseppe Ravizza, che verso l’anno 1870 formò un notevole Museo coi resti romani dissepolti nelle campagne o ritrovati tra le macerie di antiche chiese a Suno»

(O. Scarzello, Il Museo Lapidario della Canonica, 1931)

Biografia

Giuseppe Ravizza, avvocato, inventore ed erudito, nacque a Novara il 19 marzo 1811 in una famiglia illustre. Si laureò in Giurisprudenza all’Università di Torino e nel 1835, poco più che ventenne, si sposò con Ernesta Crosio, dalla quale ebbe sei figlie, spesso menzionate con affetto nella sua corrispondenza.

Cresciuto in un ambiente liberale e convinto patriota, partecipò attivamente alla vita sociale e politica novarese del suo tempo. Fu sindaco di Nibbiola e si impegnò a far progredire nel paese la pubblica istruzione, il servizio sanitario e il sistema di guardia nazionale. Rassegnò le sue dimissioni il 20 dicembre 1854 per tornare stabilmente a Novara, dove ricoprì le cariche di consigliere comunale e provinciale, rettore dell’Ospedale di San Giuliano, direttore delle Scuole Cannobiane e amministratore del Sacro Monte di Pietà.

Accanto alla politica, la sua attività si indirizzò all’eruditismo, con particolare interesse per gli studi di storia e archeologia. Venne nominato segretario della Commissione Archeologica istituita da Carlo Negroni e dal Comune di Novara per il riordino del Museo Lapidario nel 1871. Questo incarico gli permise di entrare in contatto con il famoso epigrafista Theodor Mommsen, che in quegli anni andava catalogando le epigrafi antiche del Novarese per pubblicarle nel Corpus Inscriptionum Latinarum.

Nel 1872 Ravizza si recò a Suno, probabilmente interpellato dall’amico Bartolomeo Zanetta affinché prendesse visione dei numerosi ritrovamenti epigrafici e archeologici provenienti dall’area dell’antica pieve di San Genesio. Subito interessato dall’antichità del contesto, spesso menzionata dagli eruditi di XVII e XVIII secolo, avviò una proficua collaborazione con il comune di Suno e il notaio Zanetta, allora segretario comunale del paese, per dare vita al primo nucleo del Patrio Museo di Suno. In pochi mesi, Ravizza scrisse il volume Memorie storiche di Suno e dei SS. Genesii martiri, contenente la storia del paese e la descrizione delle epigrafi sunesi, alcune già conosciute e altre inedite. Il testo venne pubblicato e distribuito in occasione della solenne cerimonia di traslazione delle reliquie dei santi martiri sunesi, il 4 agosto 1872.

L’anno successivo, Ravizza si trasferì a Livorno ma continuò a partecipare attivamente alla crescita del Museo di Suno e a prodigarsi affinché archeologi ed eruditi con i quali era in contatto, tra cui lo stesso Mommsen e il conte Edoardo Arborio Mella, allora Regio Ispettore per le Antichità locali, venissero a conoscenza della nuova istituzione, meritevole di dare lustro alle antiche origini del borgo.

Nel 1875, Ravizza e Zanetta convinsero il comune di Suno a finanziare nuovi scavi nell’area di San Genesio. Nello stesso anno, il Museo Patrio venne trasferito in una sede stabile, all’interno della casa comunale. Da un autografo di Ravizza, sappiamo che la scelta di sostenere la fondazione di un Museo Patrio a Suno lo aveva esposto a numerose critiche a Novara: infatti, parallelamente, la Società Archeologica stava raccogliendo donazioni per allestire il Museo Patrio novarese, nel quale avrebbe voluto far convergere anche le importanti collezioni sunesi.

Le indagini archeologiche portarono presto a nuove scoperte: Ravizza trascorreva gran parte del tempo a Livorno, ma si prodigava in direttive e indicazioni messe in atto a Suno dallo zelante notaio Zanetta, che si impegnò a trasmettere a Mommsen calchi e descrizioni delle ultime epigrafi rinvenute. Nel 1877, i nuovi dati vennero resi noti nel Catalogo primo del Museo Patrio di Suno ed appendice alle Memorie storiche con spiegazioni ed osservazioni di Teodoro Mommsen, scritto da Ravizza con la collaborazione di Zanetta.

L’anno successivo, l’avvocato Ravizza pubblicò la sua opera più celebre, la versione tradotta e commentata della Novara Sacra del vescovo Bascapè.

Appassionato di meccanica fin dalla giovinezza, Giuseppe Ravizza va ricordato anche per la sua attività di inventore; è opinione di molti storici che egli sia stato il primo ideatore della moderna macchina da scrivere.

Ravizza aveva un’officina in alcuni locali ammezzati dell’ala nord-est del Palazzo del Mercato, dove lavorava ai suoi progetti. Dopo la costruzione di numerosi prototipi, il 14 settembre 1855 brevettò il cembalo scrivano o macchina da scrivere a tasti. Subito dopo il brevetto, la macchina da scrivere attirò l’attenzione dei giornali e Ravizza la presentò a diverse esposizioni tra 1856 e 1681. Nel 1863, la Société commémorative des Expositions nationales et eniverselles gli conferì una medaglia celebrativa «per il servizio reso al progresso delle utili arti». Tuttavia, nel 1868, negli Stati Uniti venne brevettata una macchina da scrivere analoga al cembalo scrivano, che iniziò a essere prodotta ed esportata nel 1874 dalla fabbrica Remington. Questa macchina ebbe un vasto successo e, quando giunse in Europa, il cembalo scrivano aveva ormai perso ogni attrattiva.

Stimolato dai successi della Remington, Ravizza continuò il suo lavoro e nel 1883 brevettò un modello di cembalo scrivano a scrittura visibile: una macchina analoga sarebbe stata realizzata solo nel 1898 dalla compagnia statunitense Underwood. Ma in Italia non vi era interesse per il progetto che non venne mai destinato alla produzione industriale.

Giuseppe Ravizza morì a Livorno il 30 ottobre 1885 e le ultime pagine del suo diario personale trasmettono un sentimento di rassegnazione per il mancato riconoscimento dei suoi meriti.

In Italia, la produzione di macchine da scrivere sarebbe stata avviata da Olivetti nel 1908. Nel settembre 1926, all’esposizione agricola-zootecnica, i prototipi del cembalo scrivano, custoditi dal nipote di Ravizza, l’avv. Federico Negri di Casale Monferrato, vennero esposti presso il padiglione Olivetti. Lo stesso Olivetti avrebbe poi spiegato come tutti i principi fondamentali di una moderna macchina da scrivere si trovassero già applicati nel cembalo scrivano di Ravizza.

Nel 1931, il comune di Novara gli tributò un medaglione con ritratto, opera dello scultore R. Mella, e un’iscrizione celebrativa composta da G. Lampugnani.

Nel 1940, gli eredi di Ravizza donarono al comune di Novara l’archivio personale dell’avvocato e la ditta Olivetti offrì al museo civico il modello n. 10 del cembalo scrivano.

(a cura di Eleonora Casarotti)

Bibliografia di riferimento

G. Aliprandi, Giuseppe Ravizza e il suo cembalo scrivano, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXVI (19332), pp. 44-67.

G. Aliprandi, Giuseppe Ravizza attraverso le pagine del suo diario, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXXV (1941), pp. 151-189; 323-349.

L. Cassani, Relazione sul Museo di Suno, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXII (1928), pp. 490-491.

G. Ravizza, Memorie storiche di Suno e dei SS. Genesii martiri, Novara 1872.

G. Ravizza, Catalogo primo del Museo Patrio di Suno ed appendice alle Memorie storiche, Novara 1877.

O. Scarzello, Il Museo Lapidario della Canonica e gli antichi monumenti epigrafici di Novara, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXV (1931), pp. 3-22.

F. Toscano, Ravizza, Giuseppe, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 86, 2016.

A. Viglio, La prima macchina da scrivere moderna è invenzione di un novarese, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XVII (1923), pp. 325-327.

E. Zanetta, Il Museo storico archeologico di Suno e l’opera del notaio Bartolomeo Zanetta, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXIX (1935), pp. 354-365.

Fonti

Archivio di Stato di Novara, Fondo Manoscritti Biblioteca Civica, Busta 102

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