Museo Archeologico di Novara
Carlo Francesco Frasconi
Storico, archivista, numismatico e studioso di epigrafi
Novara , 1754 — Novara , 1836
«Se chi accingesi a tessere una storia e singolarmente se questa versar dee sulle cose patrie, è tenuto, deposto ogni spirito di partito, ad avere per unico oggetto la sola verità, seguendola accuratamente ad ogni passo in tutti i fatti, che gli occorra di riferire»
(C.F. Frasconi, Risposta ai quesiti di Giovanetti)
Biografia
L’interesse per le antichità classiche a Novara nacque in connessione ai manufatti epigrafici: risalgono al XVI le prime trascrizioni a cura di Gaudenzio Merula e del vescovo Carlo Bascapè. Quest’ultimo utilizzò le epigrafi come fonti della sua opera Novaria Sacra, edita nel 1612, e iniziò a raccogliere presso la sede episcopale alcuni manufatti romani provenienti dalla città e dalla diocesi. Nello stesso anno, anche il giureconsulto Paolo Gallarati pubblicò una raccolta delle iscrizioni romane del Novarese, intitolata Antiqua Novariensium Monumenta colletta ac divulgata nunc primum. Infine, nel 1701 ricordiamo l’edizione della prima opera organica di raccolta di fonti storiografiche novaresi: il Museo novarese di Lazzaro Agostino Cotta, che per lungo tempo rimase il riferimento principale per gli studiosi locali.
A proseguire l’opera di raccolta e musealizzazione delle antichità novaresi iniziata da Bascapè fu il cerimoniere Carlo Francesco Frasconi. Egli nacque a Novara il 28 ottobre 1754, figlio di Gaspare e di Angela Ferrari. Compì i suoi primi studi presso il collegio dei gesuiti delle Scuole Canobiane di Novara, dove frequentò i corsi di umanità e retorica. Nel 1772 ricevette l’abito chiericale nella cappella di San Giuseppe della Cattedrale di Novara; nel frattempo, continuò la sua formazione, seguendo i corsi di filosofia nel convento domenicano di San Quirico e quelli di teologia nel Seminario urbano.
Il 19 dicembre 1778 ricevette l’ordinazione sacerdotale ed ebbe inizio la sua brillante attività all’interno della chiesa novarese, che culminò il 12 settembre 1795, quando la Santa Sede Apostolica lo nominò Cerimoniere della Cattedrale.
Di carattere modesto e zelante, appassionato di paleografia e “cose patrie”, nonché seguace del metodo di ricerca di Ludovico Antonio Muratori, Frasconi è ricordato per la sua preziosa attività di riordino e tutela – con alcuni interventi temerari e arditi - del patrimonio archivistico novarese. Nel 1793, venne incaricato dal Capitolo della Cattedrale di riordinare le carte dell’Archivio Capitolare, un impegno che lo terrà impegnato fino al 1800, anno in cui venne nominato anche sotto-bibliotecario della Libreria del Seminario dei Chierici.
La sua competenza e dedizione gli valsero, nel corso degli stessi anni e in quelli successivi, numerosi incarichi di catalogazione di archivi privati e famigliari, di istituzioni pubbliche ed enti religiosi novaresi e del territorio. Nel riordinare le carte, Frasconi era solito fare copie dei documenti che utilizzava per collazionare fascicoli di studio personale. La sua attività di trascrizione è essenziale per la nostra conoscenza del patrimonio storico-documentario novarese poiché ci ha trasmesso copia di numerosi documenti andati distrutti durante le soppressioni di età napoleonica.
Il mite cerimoniere dimostrò coraggio e furbizia quando dovette agire per salvare il suo archivio. Il 27 febbraio 1801 veniva soppresso il Capitolo della Cattedrale di Novara. Frasconi, che ricordava bene i danni subiti dal patrimonio archivistico del Capitolo milanese quando i Francesi avevano occupato la città tre anni prima, di nascosto portò i codici più preziosi in luoghi sicuri. Grazie a circostanze fortunate, i commissari che sigillarono i locali consegnarono allo stesso Frasconi le chiavi dell’archivio d egli riuscì a proseguire indisturbato la sua attività clandestina di salvataggio di codici e manoscritti. La stessa occasione si ripresentò pochi mesi dopo, quando Frasconi ricevette dal Governo della Cisalpina, insieme al barnabita Paolo Cavalleri, l’incarico di descrivere le principali biblioteche religiose cittadine. Lo stesso Frasconi raccontò di aver persuaso il collega, ormai anziano, a lasciargli svolgere da solo quella mansione, così da poter sottrarre al trasferimento i testi più preziosi. Il Frasconi ottemperò al suo compito premurandosi di lasciare minuziosi elenchi dei documenti spediti nel capoluogo lombardo: ciò ne consentì il parziale recupero nei decenni successivi.
Una volta reintegrato il capitolo della Cattedrale nel 1805, Frasconi riprese le sue funzioni di cerimoniere maggiore, affiancandole all’attività archivistica su commissione.
Nel 1808, venne incaricato dal Prefetto del Dipartimento dell’Agogna di scegliere quali pergamene, provenienti dagli archivi delle corporazioni soppresse e inglobate nel Demanio, inviare a Milano per la formazione di un nuovo archivio diplomatico. Ancora una volta, Frasconi usò l’astuzia e nelle consegne si comportò in maniera molto cauta: trasmetteva solo le carte veramente necessarie, preoccupandosi sempre di produrne una copia e sceglieva con cura cosa era opportuno rimanesse negli archivi novaresi.
Accanto all’attività di paleografo, Frasconi coltivò la passione per i monumenti artistici ed epigrafici della città e del territorio, copiandone dal vivo le iscrizioni e riproducendoli in disegni accurati, testimoniati in alcuni fascicoli manoscritti (possiamo ricordare, ad esempio, Inscriptiones Novarienses e Iscrizioni ed altri monumenti antichi esistenti nella Città di Novara). Come avvenne per i fondi archivistici, probabilmente anche l’interesse per l’epigrafia fu alimentato dalla volontà di documentazione e conservazione sollecitata dalle spoliazioni che seguivano le soppressioni napoleoniche. A partire dal 1797, infatti, numerose epigrafi, lapidi e monumenti sepolcrali provenienti da chiese novaresi soppresse, erano stati raccolti presso gli spazi della cattedrale.
Questi materiali trovarono una primitiva sistemazione museografica grazie all’attiva opera di Frasconi, il quale nel 1813 inaugurò il primo Museo Lapidario della città di Novara, allestito presso il chiostro della Canonica. Enti pubblici, comunità religiose e privati cittadini donarono i manufatti, tra cui figuravano epigrafi, are votive e sarcofagi classici iscritti. I reperti furono fissati alle pareti dei portici occidentale e meridionale, mentre quelli più voluminosi furono posizionati tra le colonne del porticato. Frasconi realizzò per ciascun pezzo un’iscrizione in latino che ne indicava la provenienza e il nome del donatore. Inoltre, nel manoscritto Iscrizioni antiche novaresi, il canonico ci ha trasmesso un catalogo ragionato dei materiali del museo.
Ormai in età avanzata, il 1 dicembre 1831 redasse il suo testamento, lasciando la sua eredità all’Ospedale Maggiore di Novara. Morì il 27 novembre 1836.
Un medaglione marmoreo che ritrae Frasconi, opera dello scultore Giuseppe Cassano, venne posto nel 1884 nel cortile dell’Ospedale Maggiore della Carità, a ricordo del suo ruolo di benefattore. Negli stessi anni, venne menzionato tra i Novaresi illustri nel monumento all’ingresso della Biblioteca Civica, allora collocata nel Palazzo del Mercato.
Frasconi non volle mai pubblicare le sue ricerche, nonostante le frequenti sollecitazioni di amici ed eruditi a lui vicini; oggi i suoi manoscritti sono conservati nel Fondo Frasconi dell’Archivio Capitolare di Novara. Alcune delle sue opere sono state trascritte e pubblicate dalla Società Storica Novarese, tra il 1990 e il 1997, ad esempio Topografia antica di Novara e i suoi sobborghi e Iscrizioni antiche novaresi.
Circa trent’anni dopo la sua morte, nel 1862, il canonico Carlo Racca pubblicò l’opuscolo I marmi scritti di Novara romana, prima pubblicazione illustrativa del Museo, poco attendibile scientificamente, che includeva 44 manufatti. La collezione lapidaria della canonica venne incrementata con il materiale proveniente dall’abbattimento dell’antico Duomo nel 1863. Nella stessa occasione, furono rimossi dal quadriportico della cattedrale e trasportati al lapidario anche i marmi medievali che provenivano dalle chiese novaresi demolite: il portico settentrionale divenne allora la sezione medievale del Museo.
Dopo un periodo di disinteressamento da parte delle istituzioni, nel 1871, su proposta di Carlo Negroni, l’amministrazione municipale di Novara nominò una Commissione Archeologica. Questa, presieduta da Cesare Morbio, vantava come socio corrispondente Theodor Mommsen e aveva l’obiettivo di dare al Museo Lapidario una sistemazione decorosa. Nel corso degli anni ’70, l’edificio della canonica venne ristrutturato, le didascalie aggiornate e la collezione incrementata. In quell’occasione, venne trasferita al Museo Lapidario anche la collezione di marmi romani conservata presso la basilica novarese di San Gaudenzio. Nel 1876 l’architetto Ercole Marietti allestì presso il chiostro della Canonica un “tempietto” di gusto eclettico, costruito con materiale lapideo proveniente dall’antico Duomo.
Seguì un nuovo periodo di abbandono e degrado del Lapidario, fino all’interessamento della Società Storica Novarese, fondata nel 1920. Nel 1928 venne trasportata in Canonica la collezione delle epigrafi di Suno e Oscar Scarzello fu incaricato di redigere catalogo ragionato dei manufatti, poi edito nel 1931 con fotografie dell’ingegnere Giuseppe Bronzini.
L’attuale Museo Lapidario di Novara, annesso ai Musei della Canonica e inaugurato nel 1999, è stato intitolato a Frasconi, a ricordo del suo ruolo di primo ordinatore della collezione epigrafica.
(a cura di Eleonora Casarotti)
Bibliografia di riferimento
Carlo Francesco Frasconi. Erudito, paleografo, storico. Novara 1754-1836, Atti del convegno storico Carlo Francesco Frasconi. Erudito, paleografo, storico novarese (Novara, 11 dicembre 1982), a cura dell’Associazione di Storia della Chiesa novarese, Novara 1991.
M.L. Gavazzoli Tomea, La fortuna di “marmi antichi” a Novara fra Otto e Novecento, in Epigrafi a Novara. Il Lapidario della Canonica di Santa Maria, a cura di D. Biancolini, L. Pejrani Baricco, G. Spagnolo Garzoli, Torino 1999, pp. 23-28.
P.G. Longo, Tra archivi e storia: l’erudito novarese Carlo Francesco Frasconi (1754-1836), in «Quaderni Storici», nuova serie, n. 93, 1996, pp. 683-708.
A. Viglio, Il prete Frasconi e l’Archivio Capitolare del Duomo di Novara, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», I (1907), pp. 245-265.
O. Scarzello, Il Museo Lapidario della Canonica di Novara e la lapide di Caio Valerio Pansa, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXIV (1930), pp. 36-40.
O. Scarzello, Il Museo Lapidario della Canonica e gli antichi monumenti epigrafici di Novara, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXV (1931), pp. 3-22.
Fonti
Iscrizioni ed altri monumenti antichi esistenti nella Città di Novara raccolti e delineati da me sacerdote Carlo Francesco Frasconi Cerimoniere maggiore della Cattedrale, ante 1813, in Archivio Capitolare della Cattedrale di Santa Maria di Novara, Fondo Frasconi, IX.
Inscriptiones Novarienses ex Gratero aliisque class. Auctoribus excerptae, in Archivio Capitolare della Cattedrale di Santa Maria di Novara, Fondo Frasconi, XV/2.
Monumenta Novariensia Anno MDCCCXIII et seqq. Collecta et in Claustro Canonicae Eccles. Cathedralis Disposita appositis donatorum nominibus Curante Presbyt. Carolo Francisco Frasconi a Sacris Caeremoniis in eadem Cathedrali (pp. 90), Fondo Frasconi, XV/3.
Iscrizioni antiche novaresi raccolte dal prete Carlo Francesco Frasconi Cerimoniere Maggiore della Cattedrale di Novara, Biblioteca Civica di Vercelli, mss. B 49.