Museo Archeologico di Novara
La necropoli a tumuli dell’età del Ferro di San Bernardino di Briona
Agli inizi del XX secolo un po’ in tutta la pianura novarese presero avvio lavori di rimozione delle brughiere e di spianamento delle irregolarità del terreno per la riconversione dei campi a risaia.
La necropoli a tumuli dell’età del Ferro di San Bernardino di Briona. Gli scavi di Pietro Barocelli (1917-1920)
Già prima del 1907, anno di istituzione delle Soprintendenze agli Scavi e ai Musei archeologici, queste attività avevano interessato anche le aree boschive della frazione San Bernardino del comune di Briona, ai due lati della strada che conduceva alla cascina Pierina. Alcuni tra i materiali recuperati dai fittavoli della cascina (urne contenenti ossa combuste e oggetti di bronzo) furono recuperati grazie all’impegno del parroco del luogo, don Giuseppe Comizzoli, e di Giovanni Battista Morandi, Direttore del Museo Civico di Novara (1911-1915), che li acquistò per il museo al fine di evitarne la dispersione, maturando nel contempo un progetto di esplorazione archeologica dell’area, che non poté essere realizzato a causa dell’inizio della Prima guerra mondiale e della sua partenza per il fronte, dove morì il 15 novembre 1915.
Gli spianamenti continuarono negli anni che precedettero lo scoppio del conflitto (28 luglio 1914) e l’entrata in guerra dell’Italia (24 maggio 1915), senza che alcuna notizia fosse data alla Soprintendenza per la “mancanza di cura” dell’allora ispettore onorario ing. Giuseppe Bronzini e, anche se ritardati dalla guerra, proseguirono fino al 1917.
Sullo scorcio di quell’anno i fittavoli della cascina Pierina, proseguendo il livellamento del terreno sulla sinistra della strada che conduceva alla cascina, spianarono un tumulo (poi contrassegnato con il numero I nella planimetria della necropoli) rinvenendo un elmo e una situla in bronzo, alcune cuspidi di lancia in ferro e altri oggetti che furono acquistati dal Municipio di Novara per il Museo Civico, dandone immediata comunicazione alla Soprintendenza. Pietro Barocelli, che dal 1912 prestava servizio quale ispettore nella Reale Soprintendenza agli Scavi e ai Musei di Antichità di Torino, invitato a un sopralluogo fece un “assaggio” che confermò l’interesse archeologico del terreno.
Nel febbraio 1918 Barocelli comunicava ad Alessandro Viglio, succeduto nel 1915 a Morandi nella direzione del Museo Civico di Novara, che Il Soprintendente Ernesto Schiaparelli riteneva necessario, per esigenze di tutela e data l’importanza della scoperta, esplorare la necropoli al più presto e comunque prima dello spianamento dei tumuli. Data la mancanza di risorse finanziarie proprie, si sarebbe apprezzato che l’intervento fosse eseguito dal Municipio di Novara, previa autorizzazione del Ministero della Pubblica Istruzione - Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti (ai sensi del Regolamento allora vigente), proponendo senza riserve al Ministero che in tal caso i reperti venissero depositati presso il Museo civico novarese. Barocelli segnalava anche che, secondo il Regolamento, gli scavi dovevano essere sorvegliati da personale della Soprintendenza, confermando la sua più ampia disponibilità.
In data 26 febbraio 1918 il Sindaco di Novara Giuseppe Bonfantini inviava alla Soprintendenza per la trasmissione al Ministero la richiesta di concessione per l’esecuzione degli scavi, dichiarando che il Comune se ne sarebbe assunto l’onore e chiedendo che il materiale rinvenuto restasse di proprietà e potesse essere esposto nel Museo cittadino. L’istanza venne tempestivamente (5 marzo 1918) trasmessa al Ministero con una cronistoria dei rinvenimenti e parere favorevole all’esecuzione degli scavi a spese del municipio di Novara e a vantaggio del Museo Civico con l’assistenza della Soprintendenza; “per non rompere l’unità della collezione” i reperti nella loro interezza avrebbero potuto essere depositati nel Museo novarese.
In data 1° giugno 1918 il Ministero concedeva l’autorizzazione, che venne comunicata dalla Soprintendenza al Sindaco Bonfantini, invitando a prendere accordi per definire tempi e modalità degli scavi.
La prima campagna di scavi nella necropoli di San Bernardino di Briona si svolse nei giorni 3-7 e 9-14 settembre 1918, per conto e a spese del Municipio di Novara, sotto la direzione di Pietro Barocelli con la collaborazione operativa del Museo Civico di Novara nella persona del direttore Alessandro Viglio. I lavori di sterro, condotti a mano da tre uomini e una donna (con diverso trattamento economico della paga oraria!) si concentrarono nei campi destinati allo spianamento agricolo al fine di preservare i reperti dalla distruzione.
Nel febbraio-marzo 1919 la prosecuzione delle attività di dissodamento della brughiera indusse la Soprintendenza a segnalare la necessità di intraprendere nuovi scavi al Ministero, che autorizzava la Soprintendenza a proseguire gli scavi a sue spese e con i mezzi in dotazione (sono gli scavi di maggio-agosto 1919 in proprietà Conelli e Tacca). Con la stessa nota acconsentiva a che la parte dei reperti spettante allo Stato, provenienti dagli scavi 1918, fosse lasciata in deposito presso il Museo Civico di Novara.
Alla successiva formale richiesta del Municipio di Novara (30 aprile 1919) di poter proseguire e completare gli scavi a San Bernardino (nel terreno di proprietà di Eletto Lualdi), avendo stanziato una somma sufficiente e dichiarando di conformarsi a tutte le modalità previste dal Regolamento, il Ministero della Pubblica istruzione esprimeva un parere di massima favorevole, chiedendo però di rimandare i lavori a settembre, quando la Soprintendenza avesse completato gli scavi in corso ad Ameno e potesse garantire la sorveglianza.
Nei mesi di maggio-giugno e agosto-settembre 1919 la Soprintendenza dava corso alle ricerche e allo scavo parziale della zona 3 (proprietà Conelli), poi interrotti per la ripetitività e la relativa povertà dei corredi, mentre nell’autunno (ottobre 1919) si intervenne nella proprietà del cav. E. Lualdi con le risorse del Municipio di Novara. In realtà gli scavi vennero eseguiti in uno spirito di ampia collaborazione dal momento che Barocelli concesse di utilizzare gli operai che lavoravano per lo scavo del Ministero nell’esplorazione della parte di necropoli di cui alla concessione al Municipio di Novara (dal 12 fino al 21 giugno), lasciando poi nell’estate gli operai liberi per i lavori della campagna. I lavori venivano successivamente ripresi, sotto la direzione di Barocelli e la sorveglianza del Municipio, dal 1° agosto a fine ottobre.
Come maestranze furono impiegati i fittavoli dei terreni della cascina Pierina (fratelli Mascarana).
L’anno successivo, di fronte al rischio che i fratelli Mascarana procedessero allo spianamento dei tumuli per la riconversione del fondo a risaia, in data 8 aprile 1920 viene comunicata al proprietario dei terreni (cav. Eletto Lualdi) e agli affittuari (Arturo Mascarana) la Notifica di importante interesse archeologico dei tumuli ai sensi dell’art. 53 del Regolamento 3 gennaio 1913, n. 363, ai sensi della quale i tumuli non potevano essere manomessi o demoliti, pena le sanzioni di legge, rendendo possibili soltanto quei lavori per i quali non venisse manomessa la superficie coltivabile del terreno fino a profondità non maggiore di quella raggiunta dall’aratro, mentre per altri lavori avrebbe dovuto essere richiesto speciale permesso alla Soprintendenza.
A fronte però delle insistenze dei fittavoli, che intendevano procedere con il livellamento del terreno, spianando quattro tumuli (A-D; proprietà E. Lualdi), tra il 9 e il 14-16 aprile 1920 veniva realizzato un nuovo intervento di scavo utilizzando maestranze locali (Andrea, Arturo, Bartolomeo Mascarana, Umberto e Giovanni Corradini) secondo le intese verbali intercorse tra il Sindaco di Novara (che riconosceva la paga agli sterratori e le indennità a Barocelli e a Viglio.
Nell’ottobre 1924 don Lino Cassani, ispettore onorario agli scavi, segnalava l’intenzione del nuovo proprietario di una parte dei terreni della necropoli (G. Sacchi) di procedere al disboscamento e allo spianamento di alcuni tumuli, chiedendo l’assistenza della Soprintendenza o almeno il permesso di scavare i cumuli di sua proprietà. Viglio propose al Municipio di finanziare lo scavo, previa concessione dell’autorizzazione da parte del Ministero, e di ottenere così in deposito al Museo Civico gli oggetti scavati, mentre la Soprintendenza avrebbe dovuto farsi carico delle spese di Barocelli, che avrebbe sorvegliato gli scavi coadiuvato da Viglio stesso e da don Lino Cassani.
La proposta venne accettata dal Sindaco, previa condivisione con la Giunta, e Viglio comunicò alla Soprintendenza che il Comune aveva stanziato una somma, “non forte ma sufficiente per una discreta esplorazione” anche per gli accordi con il proprietario del terreno; i lavori avrebbero potuto svolgersi nel gennaio 1925 con l’assistenza di Barocelli.
Si procedette con l’inoltro della richiesta di autorizzazione al Ministero, con la consueta richiesta “che la suppellettile scavata resti in proprietà al Comune di Novara, che possiede già un Museo Archeologico, e ciò in conformità dell’arte. 17 della “Legge concernente le antichità e le Belle Arti” del 20 giugno 1909”, con parere favorevole della Soprintendenza. Il Ministero concesse l’autorizzazione sotto la sorveglianza della Soprintendenza.
Ma gli scavi non presero il via e in autunno (settembre 1925), alle richieste del Sindaco che chiedeva informazioni, Viglio doveva rispondere che “mancava solo la decisione della Soprintendenza a intervenire con l’assistenza. Ma l’assenza dell’Ufficio del Soprintendente, la deficienza di personale tecnico, la vastità nuova di competenze attribuita all’Ufficio già sovraccarico di impegni, ha impedito l’inizio dei lavori. A mie sollecitudini scritte e verbali l’Ufficio risponde che bisogna attendere l’epoca opportuna. Scriverò nuovamente sollecitando e comunicherò a V. S. la risposta”.
In effetti dalla documentazione di archivio e dalla bibliografia non sembra che gli scavi siano poi stati effettuati, dal momento che non c’è seguito nelle pratiche e che ancora nel gennaio 1927 Barocelli scrive a Viglio “[…] Circa gli scavi di San Bernardino, di cui Ella mi scrive nella Sua del 13 c.m., la questione verte soprattutto nel trovare chi sorvegli costantemente gli scavi, dopo che si siano concertate insieme le direttive. Non dispone Ella mai di un certo numero di giorni liberi? Non si potrebbe desiderare nulla di meglio, sotto ogni rapporto”. Egli non era infatti più in grado di garantire personalmente la sorveglianza degli scavi in quanto a partire dal 1927, dopo il pensionamento di Schiaparelli a causa dei raggiunti limiti di età e per motivi di salute, aveva avuto anche l’incarico di reggente supplente della Soprintendenza torinese.
Nel luglio 1933 Barocelli venne trasferito alla Direzione del Museo di Antichità di Parma e nell’anno successivo (maggio 1934) alla Direzione del Museo Preistorico e Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma. Con la sua partenza da Torino l’area di San Bernardino di Briona veniva di fatto abbandonata senza sorveglianza, per cui – nonostante la notifica del 8 aprile 1920 – gli spianamenti proseguirono, per quanto emerge dalla documentazione d’archivio, senza controllo neppure da parte dei collaboratori locali.
Barocelli pubblicò a più riprese un dettagliato resoconto degli scavi nel Bollettino Storico per la provincia di Novara con la storia dei rinvenimenti e delle ricerche sul campo, la descrizione delle strutture funerarie del sepolcreto (31 tumuli, tombe, fosse), la presentazione della suppellettile funeraria e approfondite riflessioni sulla ritualità funeraria (incinerazione/inumazione), collocando in maniera corretta la necropoli in una fase centrale dell’età del Ferro nell’ambito del II periodo della Cultura di Golasecca. Di diverso taglio furono i contributi da lui pubblicati sul Bullettino di Paletnologia italiana, dove le due necropoli di Ameno e di San Bernardino di Briona, da lui indagate, venivano inserite nel più vasto ambito dell’età del Ferro dell’Italia settentrionale con approfondite discussioni critiche e interpretative.
Gli scavi della necropoli di San Bernardino documentano un singolare esempio di proficua collaborazione tra Istituti dello Stato ed Enti locali nella comune e condivisa intenzione di promuovere la tutela e la ricerca sulle più antiche fasi del popolamento del territorio con un comune impegno anche nella fruizione pubblica dei risultati.
Animato dal desiderio di preservare dalla dispersione, conservare ed esporre al pubblico i reperti della necropoli, il Museo Civico di Novara, nelle persone dei direttori Giovanni Battista Morandi e Alessandro Viglio, fu sempre, nei confronti del Sindaco di Novara, parte attiva nel curare i rapporti con la Soprintendenza, con i proprietari e gli affittuari dei terreni (una – a volte – difficile mediazione!), oltre a essere di stimolo per intraprendere gli scavi con risorse comunali con l’obbiettivo di ottenere in deposito e di conservare localmente una parte consistente dei corredi.
La Soprintendenza, consapevole della scarsità di fondi e delle carenze di personale dell’ufficio, acconsentì alla richieste del Municipio di Novara, condividendone le finalità e caldeggiandone presso il Ministero della Pubblica Istruzione - Direzione Generale Antichità e Belle Arti le richieste, non mancando di sottolineare l’opportunità di lasciare in deposito presso il Museo Civico di Novara anche la quota di reperti di spettanza allo Stato, sia perché i reperti sarebbero stati esposti in un “museo provinciale tra i migliori” sia perché sarebbe stata cosa “meritevole di maggiore incoraggiamento” l’interessamento dei municipi alla ricerca e alla conservazione delle antichità dei territori di loro giurisdizione. Nonostante gli scavi fossero eseguiti da maestranze non qualificate e direttamente interessate a un rapido smantellamento dei tumuli, l’assistenza di Barocelli, prevista dalla normativa vigente ma esercitata con interesse scientifico e impegno istituzionale, garantì una attenta e precisa registrazione dei dati, sui quali si sono poi basate le pubblicazioni scientifiche sul Bollettino Storico della provincia di Novara e sul Bullettino di paletnologia italiana nella consapevolezza dell’importanza della necropoli.
Per parte sua il Ministero della Pubblica Istruzione non ostacolò il percorso di collaborazione messo in atto dalla Soprintendenza e dal Municipio di Novara, fornendo in tempi abbastanza rapidi riscontri alle richieste di concessione degli scavi e le relative autorizzazioni.
(a cura di Marica Venturino)
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