Museo Archeologico di Novara
La scoperta della cultura di Golasecca
La scoperta della cultura di Golasecca: le indagini ottocentesche
La scoperta dell’esistenza di una popolazione che nel corso del I millennio a.C. visse in un’ampia fascia di territorio tra la Lombardia e il Piemonte è dovuta alle ricerche condotte in maniera pionieristica ma molto scrupolosa dall’abate Giovan Battista Giani (Golasecca, VA 1788 – Milano, 1857) nel suo paese natale, da cui questa cultura – precedentemente sconosciuta – prenderà il nome.
Studioso appassionato di Storia antica e di Filologia e professore di Greco e Latino presso l’Imperial Regio Ginnasio di S. Alessandro a Milano, Giani condusse personalmente nei primi anni ’20 dell’Ottocento diversi scavi nelle brughiere attorno a Golasecca, incuriosito dai frequenti ritrovamenti di oggetti – immediatamente distrutti o riutilizzati per le attività contadine – durante i lavori in campagna. Riportò così alla luce numerose tombe e diversi allineamenti e recinti di pietra, che interpretò come le sepolture di soldati gallici all’epoca dello scontro tra i Romani di Publio Cornelio Scipione e i Cartaginesi di Annibale nella Seconda Guerra Punica (con particolare riferimento alla Battaglia del Ticino del 218 a.C.). Nonostante l’errore nella collocazione cronologica, dal momento che gli studi successivi dimostrarono che la cultura golasecchiana si sviluppò tra il X e il V/IV secolo a.C., l’abate ebbe l’indiscusso merito di riconoscere i caratteri distintivi i una popolazione non romana, strettamente connessa con il mondo celtico, e di pubblicare prontamente gli esiti delle sue ricerche, suscitando il vivo interesse di studiosi, italiani e stranieri. Altrettanto importante fu la sua attività di ricerca nei territori circostanti, al di qua e al di là del Ticino, individuando per primo la presenza di queste genti anche tra Castelletto Sopra Ticino e Borgo Ticino.
Nei decenni successivi, in particolare nella seconda metà dell’Ottocento, furono attivi in questo territorio diversi eruditi e archeologi, interessati soprattutto – in linea con l’impostazione culturale dell’epoca – all’acquisizione di materiali per lo studio e l’esposizione museale: si possono citare, per esempio, Giovanni Labus, che operò per conto dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, e Bernardino Biondelli, professore di Archeologia a Brera, accanto ad altri collezionisti privati. Figura fondamentale fu sicuramente Gabriel de Mortillet (1821-1898), archeologo incaricato dal governo francese di acquisire reperti per il nuovo Museo di Antichità Nazionali di Saint-Germaine-en-Laye a Parigi. Nel corso di un suo viaggio in Nord Italia nel 1865, prese visione dei luoghi delle necropoli indagate da Giani, analizzando e descrivendo le strutture ancora visibili e scavando una tomba inesplorata, entrò in contatto con diversi collezionisti locali e acquistò molti reperti, in primo luogo dagli eredi di Giani. Grazie alle sue approfondite conoscenze sui reperti protostorici, fu in grado di inquadrare correttamente la cultura golasecchiana nella prima Età del Ferro in relazione alle popolazioni celtiche, superando le precedenti interpretazioni.
L’approfondimento degli studi sulla cultura di Golasecca, in particolare la prima e fondamentale distinzione in fasi che tutt’oggi consentono di comprenderne l’evoluzione e lo sviluppo, è indiscutibilmente legato al nome di Pompeo Castelfranco (Parigi, 1843 – Milano, 1921). Eminente studioso e rappresentante di altissimo livello dell’archeologia preistorica e protostorica sia in Italia che a livello eurpoeo, dal 1875 ricoprì l’incarico di Regio Ispettore agli Scavi e ai Monumenti di Antichità della Provincia di Milano., Già a partire dal 1871 svolse ricerche e scavi nelle necropoli di Golasecca e dintorni, dandone puntuale pubblicazione, ma si dedicò anche per primo all’indagine delle aree di abitato, sia sulla sponda lombarda che piemontese del fiume Ticino, ponendo le basi per la comprensione dell’estensione dell’importante centro golasecchiano (oggi definito comprensorio di Castelletto Ticino-Sesto Calende-Golasecca).
La risonanza di queste scoperte e l’interesse manifestato da diversi musei, italiani e stranieri, di disporre di testimonianze rappresentative di questa “nuova” cultura portarono anche, nella seconda metà del secolo, al proliferare di scavi, in diversi casi poco controllati, finalizzati al recupero e alla vendita di reperti sul mercato antiquario. Tra questi si può ricordare Carlo Marazzini [su sito inserire link al testo sul personaggio], appassionato ricercatore di antichità ma anche abile commerciante di opere d’arte, attraverso il quale anche la Società Archeologica pel Museo Patrio Novarese entrò in possesso di un ampio numero di corredi provenienti da Castelletto Sopra Ticino.
Il compimento di questa prima fase di indagini e studi può essere ben rappresentato dalla monumentale pubblicazione nel 1895 de La civilisation primitive en Italie di Oscar Montelius, archeologo e filosofo svedese (1843 – 1921), che si dedicò alla periodizzazione della preistoria e protostoria europea attraverso valutazioni comparative e datazioni incrociate, in cui grazie ai dati scientifici raccolti ed elaborati da Castelfranco, anche la cultura di Golasecca riceve la meritata attenzione.
(a cura di Lucia Mordeglia)
Bibliografia di riferimento
P. Castelfranco, Due periodi della prima età del ferro nella necropoli di Golasecca, in Bullettino di Paletnologia Italiana, II, 1876, pp. 87-106.
R.C. de Marinis, Gli scavi di Pompeo Castelfranco nelle necropoli della prima Età del Ferro a Castelletto Ticino, in Preistoria e Protostoria del Piemonte, Atti della XXXII Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Alba 1995), Firenze 1998, pp. 279-295.
F.M. Gambari, Un veloce sguardo tra gli studi sulla cultura di Golasecca nel XX secolo, in Nel Bosco degli antenati. La necropoli del Monsorino di Golasecca (scavi 1985-86), a cura di B. Grassi, C. Mangani, Firenze 2016, pp. 31-36.
G.B. Giani, Battaglia del Ticino tra Annibale e Scipione ossia Scoperta del campo di P. C. Scipione, delle vestigia del ponte sul Ticino, del sito della battaglia e delle tombe de’ Romani e de’ Galli in essa periti, Milano, 1824.
R. Mella Pariani, “Magnifici pensieri si aggirarono allora nella mia mente sull’antichità della mia patria”. Ricerche e studi a Golasecca, da Giovanni Battista Giani a Oscar Montelius, in Nel Bosco degli antenati. La necropoli del Monsorino di Golasecca (scavi 1985-86), a cura di B. Grassi, C. Mangani, Firenze 2016, pp. 17-29.
O. Montelius, La civilisation primitive en Italie depuis l’introduction des métaux. Prémière partie: Italie septentrionel, Stoccolma 1895.
Per i profili biografici:
https://www.treccani.it/enciclopedia/gabriel-de-mortillet_(Enciclopedia-Italiana)/
https://www.treccani.it/enciclopedia/pompeo-castelfranco_(Dizionario-Biografico)/
https://www.treccani.it/enciclopedia/oscar-montelius_(Enciclopedia-dell'-Arte-Antica)/