Museo Archeologico di Novara

Storia delle collezioni: Sezione XXI

Interessi antiquari

 

«Preparate le prime sale a ricevere in modo più degno il materiale, ho potuto […] presentare il 16 gennaio 1910, giorno dell’inaugurazione, un Museo che confido abbia potuto soddisfare l’Amministrazione comunale e la cittadinanza, e rispondere pienamente ai sacrifici fatti per assicurargli una dignitosa esistenza»

(G.B. Morandi, Relazione dell’andamento del Museo per l’anno 1910)

Interessi antiquari di Morandi

Le relazioni redatte da Giovanni Battista Morandi in qualità di direttore del Museo Civico di Novara documentano una grande attenzione al dato archeologico e continue sollecitazioni all’ente comunale affinché stimolasse i conduttori di opere pubbliche a prestare attenzione a eventuali rinvenimenti nel corso degli scavi, a non disperdere quanto individuato e, laddove possibile, a consentirne lo “scavo razionale”. Egli dedicò inoltre grandi energie all’ordinamento e alla catalogazione dei reperti archeologici conservati presso il Museo, con una speciale predilezione per la numismatica.

Due rilevanti acquisizioni portate a termine da Morandi testimoniano il suo approccio attento e la sua preparazione scientifica, anche in tema archeologico, sebbene questo fosse un aspetto marginale della sua enciclopedica cultura storica. 

Ci si riferisce, in particolare, a una sepoltura femminile d’età romana della seconda metà del I secolo d.C. rinvenuta presso Cascina Bianca a Sillavengo nel 1912, al cui recupero intervenne lo studioso personalmente, eseguendone lo scavo. Vi era conservato un articolato corredo di vasellame vitreo composto da balsamari in vetro di varie fogge, tra cui due “a colombina”, una coppetta baccellata sempre in vetro, i frammenti di uno specchio circolare in bronzo e una coppetta in ceramica comune depurata. 

La seconda acquisizione rilevante in cui si impegnò Morandi fu quella di un ripostiglio monetale di scudi d’oro della prima metà del XVI secolo scoperto nel 1912 in un terreno di proprietà del nobile Collegio Caccia a Ponzana (frazione del comune di Casalino). In ossequio alla normativa allora in vigore, le 26 monete furono ripartite tra l’ente proprietario dei terreni, cui ne furono attribuite 17, e lo Stato, che ritirò le restanti 9. Una fitta corrispondenza attesta le fasi del procedimento. Dopo il ritrovamento, comunicato alle Autorità, il regio Ispettore ai Monumenti per la provincia di Novara ing. Bronzini scrisse al Comune auspicando che le monete confluissero nelle raccolte civiche. Il direttore del Museo, Giovanni Battista Morandi, intervenne nelle trattative col Collegio Caccia e si recò a visionare il materiale numismatico per produrne un puntuale inventario. Successivi scambi epistolari sanciscono la risoluzione del Collegio Caccia a donare i manufatti al Comune di Novara, realizzando a proprie spese anche un mobiletto per l’esposizione. La volontà di mantenere unito il contesto suggerì infine al Soprintendente alle Antichità del Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria, Ernesto Schiaparelli, di consegnare in custodia al Comune di Novara anche le 9 monete di proprietà dello Stato, come comunicato dallo stesso Morandi al Commissario ing. Bronzini per annunciare la completa acquisizione.

Mittente: Museo e Archivio Storico del Comune di Novara
Destinatario: Commissario Regio della Città
Oggetto: Deposito di monete d’oro di proprietà dello Stato e del nobile Collegio Caccia
Data: 25 luglio 1913
Mi onoro di riferirle che di questi giorni l’In.le Amm.ne del Nob. Collegio Caccia mi consegnava in deposito diciassette monete d’oro della prima metà del ‘500, di sua proprietà, e parte del tesoretto scoperto la primavera passata in Ponzana, in terreni del Collegio.
Nello stesso giorno il Direttore del R. Museo di Antichità e Sovrintendente degli scavi e dei Musei Archeologici per il Piemonte e la Liguria, prof. E. Schiaparelli, mi trasmetteva altre nove monete d’oro della stessa provenienza e rappresentanti la parte del tesoretto che il Ministero della P.I. aveva trasmesso come spettante di diritto allo Stato, e permesso che restassero in deposito in questo Museo Civico.
Con ossequio
Il direttore G.B. Morandi

(Elena Poletti Ecclesia)

Bibliografia di riferimento

M. C. Uglietti, Sillavengo in Museo Novarese. Documenti studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Tomea, Novara, 1987, pp. 162-163.

L. Cassani, G.B. Morandi Direttore del Museo Civico di Novara, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», IX (1915), pp. 213-223.

M.C. Uglietti, Ricerca, studi e conservazione nell’archeologia locale degli ultimi cento anni, in Museo Novarese: documenti, studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Gavazzoli Tomea, Novara 1987, pp. 43-49.

Il Museo Civico-Archivio Storico di Novara (1894-1915)

Dopo lo scioglimento della Società Archeologica nel 1890, la proprietà delle collezioni del Museo Patrio era stata trasferita al Comune e la sua amministrazione era stata associata a quella della Biblioteca Civica. Il Museo, ora divenuto Civico, era collocato nel Palazzo del Mercato ed era stato riaperto al pubblico il 1° luglio 1894. Gli anni che seguirono videro una progressiva perdita di interesse per il Museo e per l’incremento del patrimonio artistico e archeologico. In seguito alla fusione della Biblioteca Civica con la Biblioteca Negroni e al trasporto della prima nella nuova sede di Palazzo Negroni (1906), il Museo era rimasto chiuso e i locali adibiti ad altri usi.

Tra la fine del 1906 e l’inizio del 1907, la Giunta Comunale incaricò Giovan Battista Morandi di redigere l’inventario del Museo Civico e di provvedere, insieme all’avv. Ettore Silva, alla consegna del Museo stesso all’amministrazione della Biblioteca Negroni. L’anno successivo, nel mese di luglio, il Consiglio Comunale e la Giunta Municipale deliberarono di avviare i lavori per la riapertura dei locali museali e, a tal scopo, venne istituita una Commissione Conservatrice, della quale furono invitati a far parte l’ingegnere Giuseppe Bronzini, il conte avvocato Marco Caccia, il commendatore Gaudenzio Caire e il capitano Ugo Ferrandi. L’unico a rifiutare il mandato fu Ugo Ferrandi, che venne sostituito dall’avv. Eugenio Ferri. Nello stesso periodo, su sollecitazione di Augusto Lizier, all’epoca responsabile dell’Archivio del Comune, G.B. Morandi fu nominato direttore temporaneo del Museo.

In seguito al riordino delle collezioni e all’allestimento dei nuovi locali, il 16 gennaio 1910 il Museo Civico venne riaperto al pubblico. Per valorizzare i fini di studio e ricerca dell’istituzione, al Museo venne aggregata anche una sezione archivistica che comprendeva l’antico archivio del Contado fino al 1790; la parte più antica dell’archivio del Comune, con documenti fino al 1870; le pergamene dell’antico archivio di San Giulio d’Orta; l’archivio ereditato dalla Società Archeologica pel Museo Patrio Novarese.

Il Museo era suddiviso in 13 sale, distinte per epoca storica e tipologia di reperti (antichità, armi, quadri, monete, sculture…), secondo un ordinamento studiato da Morandi con la collaborazione dell’ingegnere Bronzini e del professore R. Lampugnani. Dalla Relazione dell’andamento del Museo per l’anno 1910, redatta da Morandi, si evidenzia che la collezione archeologica proveniente dagli scavi del novarese stava assumendo un ordinamento scientifico e che il medagliere e la collezione numismatica erano in corso di sistemazione. Si stava investendo molto anche sulla quadreria.

Confermato direttore nell’aprile 1911, Morandi si prefissò lo scopo di rilanciare l’archeologia locale, ampliare la collezione pubblica e riqualificarla dopo anni di silenzio. Si prodigò nello studio e nel riordino dei manufatti, oltre che nel recupero attivo del materiale archeologico sul territorio. Nei primi mesi, si dedicò allo studio del medagliere e delle monete provenienti dalle zecche novaresi, impegnandosi per accogliere in Museo le monete d’oro provenienti dal Tesoretto di Ponzana. Inoltre, partecipò personalmente agli scavi di una sepoltura femminile a Sillavengo nel 1912 e si accordò con Luigi Balzari affinché il Museo acquisisse materiali da Castelletto Ticino.

Negli anni della sua direzione, Morandi inaugurò una sala dedicata agli affreschi, pensata per accogliere alcune Madonne trecentesche provenienti dal territorio, gli affreschi quattrocenteschi di San Nazzaro, ritratti di epoca sforzesca, alcuni affreschi da Barengo e l’affresco absidale della cella di Proh. Aprì al pubblico anche la cosiddetta “sala del ritratto”, con ritratti di novaresi illustri da lui stesso rinvenuti. Infine, raccolse una collezione di stampe di soggetto locale poiché aveva compreso il loro ruolo di indispensabile fonte iconografica per ricostruire l’evoluzione dell’aspetto di Novara nei secoli.

Quando cadde sul Carso il 15 novembre 1915, aveva in progetto di avviare uno scavo sistematico della necropoli di San Bernardino a Briona per procurare nuovo materiale da esporre nel Museo. Inoltre, L. Cassani ricorda come fosse intenzione di Morandi allestire una sala per i reperti dei primi secoli del Cristianesimo e trasportare dall’orfanotrofio di Santa Lucia il mosaico antico con il dio Sole rinvenuto nel Duomo. Stava inoltre riordinando i materiali per predisporre una sala di araldica con una collezione di stemmi marmorei delle principali famiglie del novarese, da lui rinvenuti in un ripostiglio della Cattedrale e in altre località della provincia.

Sempre grazie all’interessamento di Morandi, l’archivio napoleonico, detto anche del Dipartimento dell’Agogna, conservato presso la Regia Prefettura, fu ceduto in deposito al Comune di Novara e conservato presso il Museo Storico-Archivio Civico che si assunse il compito del suo riordino e del suo studio.

Alla morte di Morandi, l’incarico di direttore del Museo-Archivio venne assunto dal prof. Alessandro Viglio.

(a cura di Eleonora Casarotti)

Bibliografia di riferimento

M. Bori, Per l’amico e collaboratore gloriosamente caduto, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», IX (1915), pp. 239-241

L. Cassani, G.B. Morandi Direttore del Museo Civico di Novara, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», IX (1915), pp. 213-223.

M.L. Gavazzoli Tomea, M.C. Uglietti, Origine e storia del Museo Civico Novarese (1826-1975), in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», LXXIV (1983), pp. 413-425.

M.C. Uglietti, Ricerca, studi e conservazione nell’archeologia locale degli ultimi cento anni, in Museo Novarese: documenti, studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Gavazzoli Tomea, Novara 1987, pp. 43-49.

A. Viglio, G.B. Morandi (Il carattere e la vita), in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», IX (1915), pp. 169-180.

Fonti

Archivio di Stato di Novara, Fondo Manoscritti Biblioteca Civica, busta 80, Carte, 2 Morandi

Archivio di Stato di Novara, Fondo Manoscritti Biblioteca Civica, Busta 102, Società Archeologica, A stampa articoli e fogli relativi alla Società archeologica e al Museo Patrio

Archivio di Stato di Novara, Archivio Storico del Comune di Novara, Parte III, Busta 785, Città di Novara, Biblioteche-Musei-Archivi, Museo Civico, Orario d’apertura Museo Civico

Archivio di Stato di Novara, Archivio Storico del Comune di Novara, Parte III, Busta 786, Museo Civico, Assegno municipale a favore del Museo Civico, Spese d’ordine pubblico, Varie relative al Museo Civico

Archivio dei Musei Civici di Novara, Archivio Vecchie Pratiche, Cartella 12, Provvedimenti per la riapertura del Museo Civico – Costituzione di una Commissione Conservatrice

Archivio dei Musei Civici di Novara, Archivio Vecchie Pratiche, Cartella 64, Dott. Luigi Balzari, Castelletto Ticino

Archivio dei Musei Civici di Novara, Archivio Vecchie Pratiche, Cartella 64, Sovraintendenza di Torino – Tesoro di Ponzana

Archivio dei Musei Civici di Novara, Archivio Vecchie Pratiche, Cartella 79, Scavi

Archivio dei Musei Civici di Novara, Archivio Vecchie Pratiche, Cartella 96, Museo Patrio Novarese

Archivio dei Musei Civici di Novara, Archivio Vecchie Pratiche, Cartella 123, Musei – Museo Civico e Archivio Storico - Regolamento

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