Museo Archeologico di Novara
Il restauro del Broletto e il trasferimento del Museo Civico nella nuova sede
«È indiscutibile che dalla riunione di tutte le raccolte artistiche e archivistiche del Comune in un unico ambiente adatto (e quale ambiente più decoroso e suggestivo dell’antico Broletto?) il Comune stesso e l’istituzione avrebbe tutto da guadagnare»
(Lettera di A. Viglio al Podestà di Novara, 15 maggio 1929)
«Selezione severa degli oggetti, sobrietà di esposizione, sforzo di individualizzare i pezzi […]; decoro di mezzi e spazialità conveniente e ricerca della luce adeguata, ecco i criteri che sono stati seguiti fedelmente e rigorosamente nella sistemazione del Museo Civico nella nuova sede»
(A. Viglio, Il Museo Civico nella nuova sede, 1934)
Il restauro del Broletto e il trasferimento del Museo Civico nella nuova sede (1928-1934)
Il complesso del Broletto è l’antica sede del potere comunale novarese. È costituito da quattro corpi di fabbrica, collocati intorno a un cortile centrale (brolo) e databili a epoche differenti: a nord vi è il Palazzo dell’Arengo, il più antico del complesso, costruito tra il 1208 e il 1220; di poco successivo è il Palazzo dei Paratici sul lato orientale, attestato dal 1280 circa e oggi preceduto da una loggetta settecentesca; il palazzo del Podestà e quello dei Referendari, rispettivamente situati a sud e ovest, vennero invece edificati tra XIV e XV secolo.
Nel XIX secolo gli edifici del palazzo pubblico, detto anche Palazzo Pretorio, erano occupati dal Tribunale e questo aveva comportato numerose manomissioni negli ambienti interni e rifacimenti ai paramenti esterni. Le prime manifestazioni di interesse per un restauro in stile dell’edificio si ravvisano nell’eruditismo novarese ottocentesco. Sull’onda del Romanticismo, che identificava nel Medioevo il primo momento storico in cui le città italiane avevano sviluppato caratteri culturali autonomi e coscienza civica, riportare il Broletto al suo aspetto originale avrebbe significato dotare Novara di un monumento rappresentativo del nuovo fervore indipendentista, in opposizione alle dominazioni straniere. Le prime pubblicazioni sul palazzo comunale di F.A. Bianchini (Le cose rimarchevoli della città di Novara 1828, Del Palazzo di giustizia di Novara 1854) ebbero il merito di attirare l’attenzione sull’importanza del complesso e di impedirne la vendita da parte del Comune.
Tra 1877 e 1878, Carlo Negroni, in qualità di sindaco di Novara, commissionò alla Società Archeologica un rapporto sullo stato del Broletto e della Torre delle Ore: la relazione sugli edifici venne scritta da Giuseppe Fassò, presidente della Società Archeologica, e il pittore Giulio Arienta copiò il fregio della facciata e alcuni stemmi. Nel 1899, Giuseppe Bronzini, membro della commissione edilizia del Comune, fu il primo ad effettuare indagini archeologiche e sondaggi sulla facciata del Broletto: produsse accurate tavole di rilievo e una relazione ma il progetto di restauro non venne iniziato.
Solo nel corso degli anni Venti del XX secolo, grazie alla concomitanza di una serie di eventi, si crearono il clima culturale e le condizioni favorevoli all’avvio dei lavori. Nel 1920, la fondazione della Società Storica Novarese incoraggiò la ripresa degli studi sulle origini della città e i suoi monumenti: nel 1928 Alessandro Viglio, allora direttore del Museo Civico, pubblicò sulle pagine del Bollettino Storico per la Provincia di Novara il primo studio storico-documentario sul Palazzo comunale. Negli stessi anni, Viglio sosteneva la necessità, sempre più impellente, di individuare una nuova sede per il Museo Civico, le cui collezioni ormai erano troppo ampie per essere esposte nelle poche sale a disposizione presso il Palazzo del Mercato. Scartata l’idea iniziale di riconvertire il Broletto a Palazzo del Littorio, Viglio si fece promotore con il Comune del progetto di spostare i locali del Tribunale e riunire tutti i musei cittadini presso l’antica sede comunale. La spinta finale per proporre al Comune tale soluzione era giunta nel 1927, quando era stata avviata la pratica di donazione della collezione d’arte moderna del Cavaliere Alfredo Giannoni, intitolata ai genitori Paolo e Adele. Per volere del donatore, la collezione doveva essere collocata in tre ali del Palazzo Pretorio, quella prospiciente alla piazza del Duomo e le due laterali, opportunamente restaurate.
Venne recuperato il primo progetto di Bronzini, sul quale intervenne il giovane collaboratore Giovanni Lazanio: si optò per un recupero degli edifici in stile, prediligendo l’epoca medievale nella stratificazione plurisecolare del complesso. Tra 1928 e 1931, la prima fase dei lavori, diretti dall’ingegnere Bertea, si focalizzò sul Palazzo dell’Arengo: si mirò al ripristino degli ambienti secondo criteri stilistici che prevedevano il recupero di elementi architettonici e decorativi rinvenuti in situ o ricostruiti sulla base di analogie con edifici coevi. Successivamente, tra 1931 e 1933, gli interventi si spostarono presso il Palazzo dei Paratici e dei Referendari, con la direzione di Guglielmo Pacchioni: venne scelto un approccio più moderno, rispettando le diverse fasi storiche degli edifici senza privilegiare un’epoca rispetto alle altre. Infine, nell’ultima fase dei restauri (1933-1935), diretta da Vincenzo Mancini, si tornò all’ambientazione in stile.
I lavori si conclusero il 1 dicembre 1935 ma lo spostamento dei Musei Civici nella nuova sede era già stato avviato l’anno precedente, sotto la direzione di A. Viglio, affiancato dall’architetto Morbelli e dalla Soprintendenza torinese nella definizione del nuovo allestimento. Al Museo Civico vennero destinate sette stanze al piano terreno e al primo piano del Palazzo dei Paratici e in un’ala ad est dello stesso: al primo piano furono collocate le raccolte artistiche (tele, affreschi, sculture, stampe e miniature), mentre il piano terreno venne riservato alle raccolte archeologiche, suddivise in oggetti preromani, romani, medievali, medaglie e cimeli.
Rispetto all’esposizione delle collezioni archeologiche nel Palazzo del Mercato, che seguiva ancora i canoni di accumulo e sovrabbondanza di materiali dei musei ottocenteschi, l’allestimento delle collezioni civiche nel Broletto fu studiato secondo sobri criteri razionalistici, tanto nella scelta dei manufatti da presentare quanto nel design delle vetrine e degli espositori. Si scelse, inoltre, di collocare i manufatti in modo distanziato, così da ricavare lo spazio necessario all’esposizione di future acquisizioni.
Nel 1934 il Museo Civico venne arricchito da un lapidario, in cui trovarono spazio 14 cippi romani, in origine appartenenti al Museo di Suno e precedentemente collocati presso il chiostro della Canonica; alcune are vennero posizionate nella sala archeologica del piano terreno, altre nel cortile esterno attiguo alla sala stessa.
(a cura di Eleonora Casarotti)
Bibliografia di riferimento
M.L. Gavazzoli Tomea, M.C. Uglietti, Origine e storia del Museo Civico Novarese (1826-1975), in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», LXXIV (1983), pp. 413-425.
G. Lazanio, Relazione sul restauro del Broletto, di S. Nazzaro della Costa, di S. Nazzaro Sesia, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXIV (1930), pp. 328-330.
G. Lazanio, Gli edifici del Broletto e i loro restauri, in «Novaria», 3 (1953), pp. 8-13.
E. Moginat, Il restauro del Broletto tra la fine dell’Ottocento e la pria metà del Novecento, in Il Complesso Monumentale del Broletto di Novara e la nuova Galleria Giannoni, Torino 2011, pp. 63-81.
M.C. Uglietti, Ricerca, studi e conservazione nell’archeologia locale degli ultimi cento anni, in Museo Novarese: documenti, studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Gavazzoli Tomea, Novara 1987, pp. 43-49.
A. Viglio, Per il restauro degli edifici dell’antico Broletto, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXI (1927), pp. 125-130.
A. Viglio, La data di costruzione dell’antico Palazzo del Comune, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXI (1927), pp. 213-214.
A. Viglio, L’antico Palazzo del Comune di Novara e gli edifici minori del Broletto e progetto di restauro Bronzini-Lazanio, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXII (1928) 1-116+ tavv. I-VII.
A. Viglio, Notiziario – Il Museo Civico nella nuova sede, «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXVIII (1934), pp. 318-320.
Fonti
Archivio dei Musei Civici di Novara, Archivio Vecchie Pratiche, Cartella 11