Museo Archeologico di Novara

Storia delle collezioni: Sezione XVI

Le epigrafi di Suno

«Copiosissima e rara suppellettile archeologica, disposta su varii ordini di bancate addossate alle quattro pareti di un ampio salone, quale io stesso avevo ammirato alcuni anni prima della guerra, consistente in numerosissimi fittili, monete, armi, statuette, bronzi…»

(L. Cassani, Relazione sul Museo di Suno, 1928)

Il Patrio Museo di Suno

Nel clima di riscoperta e valorizzazione delle antichità locali che si diffuse nella seconda metà dell’Ottocento, il Museo Patrio di Suno riveste un ruolo poco conosciuto ma molto importante. Cronologicamente, fu la prima esperienza museografica del Novarese in cui eruditi e amministrazione locale collaborarono alla creazione di un Museo civico per conservare ed esporre i manufatti provenienti dagli scavi sul territorio comunale o recuperati in contesti agricoli privati.

A partire dal 1843, l’antica pieve romanica di San Genesio di Suno venne abbattuta per la costruzione di un nuovo edificio religioso. Nell’area della chiesa e del battistero, furono rinvenute diverse epigrafi romane, in larga parte reimpiegate come materiale costruttivo nelle murature medievali. I ritrovamenti non destarono molto interesse nelle istituzioni locali e alcune lapidi, viste dal Gallarati nella chiesa di San Genesio prima della sua demolizione, andarono perdute durante i lavori. 

Solo nel 1867, il notaio Bartolomeo Zanetta, giunto a Suno come segretario comunale, si interessò degli scavi e dei reperti che continuavano ad affiorare. Al principio degli anni ’70, Zanetta invitò a Suno il cavaliere Giuseppe Ravizza, allora segretario della Commissione Archeologica di Novara. Quest’ultimo, affascinato dal patrimonio archeologico inedito conservato nel piccolo comune novarese, decise di dedicarsi alla scrittura di una storia locale, della quale i monumenti epigrafici antichi erano una fonte diretta. Il volume Memorie storiche di Suno e dei SS. Genesii martiri, pubblicato nel 1872 in occasione della traslazione delle reliquie dei patroni, comprendeva la descrizione delle epigrafi sunesi ancora inedite, che andavano così ad aggiungersi a quelle già segnalate da Gallarati, De Vit e Muratori. Nella medesima occasione fu inaugurata la prima raccolta di antichità locali, provvisoriamente installata presso l’oratorio di San Michele. 

La proficua e continua collaborazione tra Zanetta e Ravizza portò notevoli risultati nel 1875: vennero avviati nuovi scavi archeologici nell’area di San Genesio, a spese del Comune, e il Patrio Museo venne dotato di una sede idonea, presso la casa comunale. Dalla corrispondenza tra Zanetta e Ravizza emerge come l’apertura del Museo di Suno non fosse stata inizialmente ben accolta dalla Società Archeologica pel Museo Patrio Novarese. Infatti, era stato Ravizza ad insistere affinché il Comune di Suno avesse un proprio Museo che celebrasse le antichità locali, mentre i membri della Società Archeologica, che nello stesso periodo erano alla ricerca di donazioni per poter allestire il Museo Patrio Novarese, avrebbero preferito che tutta la collezione confluisse in quest’ultimo.

In assenza di una precisa documentazione, è possibile ricostruire a grandi linee le collezioni del Museo e il loro allestimento, entrambi curati dal notaio Zanetta, attraverso alcune descrizioni dell’epoca. In una minuta di lettera indirizzata a Theodor Mommsen si legge: «Il museo patrio di Suno si spera verrà accresciuto cominciandosi oggi stesso altri scavi d’ordine del Comune a S. Genesio. Il Museo è coordinato in 4 serie: cioè Serie 1° Lapidi; Serie 2° Vasi, oggetti di bronzo, vetro, armature ed altri oggetti; Serie 3° Oggetti varii antichi de’ tempi cristiani e dei ruderi di S. Genesio; Serie 4° Monete». Il Museo, infatti, ospitava non solo epigrafi ed are provenienti dalla chiesa di San Genesio, ma anche materiali di scavo e altri manufatti archeologici donati da privati. In molti casi, si trattava di suppellettili rinvenute durante lavori agricoli e conservate presso le cascine vicine a Suno: spesso, erano Zanetta e Ravizza ad individuarli con mirati sopralluoghi. 

Dalla documentazione archivistica, sappiamo che lo stesso Ravizza aveva donato al Museo di Suno alcune monete romane; il notaio Zanetta aveva ceduto quattro cippi e un avanzo di lapide sepolcrale; infine, Carlo Marazzini nel 1878 aveva offerto un lotto di materiali provenienti da Castelletto Ticino.

Completava la collezione del Museo una sezione “archivistica”, creata ad imitazione del patrimonio documentario che la Società Archeologica pel Museo Patrio di Novara andava riunendo. Su consiglio di Ravizza, il notaio Zanetta conservò la corrispondenza con il famoso epigrafista Theodor Mommsen, nonché diverse lettere di importanti archeologi italiani e stranieri, che avevano scritto per dimostrare il loro apprezzamento per le attività svolte a Suno. 

La nuova campagna di scavi avviata nel 1875 diede presto gli esiti sperati e la collezione del Museo si arricchì di nuovi materiali. Ravizza, benchè si fosse trasferito a Livorno nel 1873, seguiva con continuo interesse le vicende sunesi e decise di scrivere un’appendice alle Memorie storiche di Suno, con la collaborazione di Zanetta: nel 1877 il Catalogo primo del Museo Patrio di Suno ed appendice alle Memorie storiche era ultimato e veniva pubblicato.

La morte di Zanetta e Ravizza segnò l’inizio della parabola discendente del Museo Patrio di Suno. Il Museo era ancora visitabile negli anni precedenti alla Prima guerra mondiale, quando lo vide don Lino Cassani, ma progressivamente le collezioni iniziarono ad essere disperse. Quando, nel 1928, il comune di Suno cedette i manufatti del Museo al comune di Novara, erano rimaste solo 14 are romane che i delegati della Società Storica Novarese trovarono «riparate sotto la gronda della casa comunale».

Le are vennero inizialmente ricollocate presso il Museo Lapidario, sotto il portico settentrionale del cortile della Canonica. Nel 1934, al termine dei lavori di restauro del Broletto, i 14 cippi romani di Suno furono trasportati presso la nuova sede del Civico Museo archeologico: alcuni vennero collocati nella sala archeologica del piano terreno, sul lato orientale del Broletto; i rimanenti trovarono posto nel cortile interno attiguo alla sala stessa. I cippi rimasero contrassegnati con i numeri dell’arcata e della posizione che avevano nel chiostro della Canonica, assegnati da O. Scarzello nella pubblicazione del catalogo a stampa del Museo Lapidario novarese: in tal modo, le descrizioni edite potevano continuare ad essere utilizzate come guida dai visitatori.

(a cura di Eleonora Casarotti)

Bibliografia di riferimento

L. Cassani, Relazione sul Museo di Suno, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXII (1928), pp. 490-491.

G. Ravizza, Memorie storiche di Suno e dei SS. Genesii martiri, Novara 1872.

G. Ravizza, Catalogo primo del Museo Patrio di Suno ed appendice alle Memorie storiche, Novara 1877.

O. Scarzello, Il Museo Lapidario della Canonica e gli antichi monumenti epigrafici di Novara, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXV (1931), pp. 3-22.

O. Scarzello, I monumenti epigrafici romani del Museo del Broletto, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXXI (1937), pp. 286-298.

E. Zanetta, Il Museo storico archeologico di Suno e l’opera del notaio Bartolomeo Zanetta, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXIX (1935), pp. 354-365.

Fonti

Archivio di Stato di Novara, Fondo Manoscritti Biblioteca Civica, Busta 102

Archivio dei Musei Civici di Novara, Archivio Vecchie Pratiche, Cartella 24, fascicolo Museo – Trapasso del Museo storico di Suno al Museo Lapidario di Novara, anno 1928

Archivio dei Musei Civici di Novara, Archivio Vecchie Pratiche, Cartella 24, fascicolo Museo – trasferimento di iscrizioni esistenti nel chiostro della canonica della cattedrale al Museo archeologico civico, anno 1934

Importanza del complesso di Suno nell’epigrafia novarese

La collezione lapidaria pervenuta da Suno al Museo di Novara nel 1928 si compone di quindici reperti. Si tratta di quattordici altari, di cui undici iscritti e tre anepigrafi, e un’iscrizione funeraria.

Il sito di Suno, che oltre a questi manufatti citati ne ha restituiti altri rimasti nel luogo d’origine o segnalati e andati perduti, rappresenta un unicum per importanza nel panorama dell’epigrafia della Gallia Cisalpina, di cui furono consapevoli i due promotori del locale Museo patrio, Giuseppe Ravizza e Bartolomeo Zanetta. A Ravizza in particolare va il merito di aver attirato l’attenzione di altri studiosi, quali lo storico Vincenzo De Vit, che visitò collezione nel 1872, e soprattutto il grande epigrafista Theodor Mommsen, che avvalendosi di Ravizza e Zanetta come corrispondenti, arrivò ad editare ben 27 iscrizioni da Suno nel V volume del Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL).

Si tratta di epigrafi in larga prevalenza a carattere sacro rinvenute per lo più reimpiegate nelle murature della locale pieve di San Genesio, dalla quale furono estratte fra il 1843 e il 1876 a seguito dell’abbattimento dell’antico edificio. La loro edizione nel CIL, avvenuta quando il volume era quasi in chiusura, non ha forse permesso allora di comprenderne appieno l’importanza; tuttavia il ruolo dei due eruditi locali fu fondamentale per mettere in salvo un patrimonio che, alla luce degli studi successivi, si è rivelato di straordinario interesse per la comprensione della religiosità romana e preromana dell’agro novarese.

La ricchezza e l’omogeneità dei documenti che esprimono la venerazione nei confronti di una molteplice varietà di divinità - dalle Matrone, alle Fortune, a Ercole, Mercurio, Giove e Vittoria, e, ancora, a generici dei e dee – sono rappresentativi della devozione delle popolazioni rurali che dovevano radunarsi in un vero e proprio santuario, attivo nel corso del II secolo d.C. in corrispondenza dell’incrocio di diversi assi viari.

Oltre al ritrovamento di molti frammenti epigrafici reimpiegati nella costruzione della chiesa plebana, sembrano confermare infatti l’esistenza di un santuario sia alcune iscrizioni tra cui quella perduta di Lucius Sintacius Haruspex, il cui cognome potrebbe sottintendere l’appartenenza a un collegio sacerdotale, sia tre are prive di iscrizioni, oggi parte della raccolta novarese, che rimandano all’attività di lapicidi che, seguendo le richieste dei fedeli, incidevano sul posto le dediche sui manufatti semilavorati. 

Ancora tra le epigrafi della collezione novarese, risulta di grande interesse anche l’ara del liberto Titus Vibius Optatus, consacrata libertatis causae. L’ottenimento della libertà, che ha motivato il voto, potrebbe essere stato celebrato nel santuario con la cerimonia della manomissione, come pare avvenisse in altri luoghi sacri della Cisalpina romana. 

Gli altari selezionati per l’esposizione sono rappresentativi della varietà di divinità venerate, poiché recano dediche in scioglimento di voti fatti a Mercurio (CIL V, 6578, inv. 451), a Ercole (CIL V, 8931, inv. 799) e alle Matrone (CIL V, 6575, inv. 737). Queste tre rappresentazioni di divinità sono espressione di culti celtici romanizzati: Mercurio, indicato anche da Giulio Cesare come la principale divinità gallica, è la denominazione latina del dio Lugh/Mocco; Ercole, il più celebrato nelle iscrizioni di Suno, è ritenuto interpretatio romana di un’entità divina dalle proprietà fecondatrici e taumaturgiche legate alle acque; infine le Matrone, triade femminile di cui alcuni manufatti recano anche una rappresentazione iconografica, tutelano la maternità e la fecondità della natura e degli individui.

Tra gli altari se ne distingue uno in particolare per la qualità del supporto, un marmo bianco a grana fine, l’accuratezza dell’iscrizione e la decorazione figurata. Nella dedica (CIL V, 6572, inv. 686) il centurione Marcus Valerius Verinus scioglie un voto a Giove e fa scolpire sui lati del cippo le insegne della sua legione. Il motivo a rilievo fu scelto da Ravizza come immagine di copertina del volume sulle antichità di Suno che inviò a Mommsen nel 1872 e che attrasse l’attenzione dello studioso sul complesso epigrafico. L’epigrafista tedesco si soffermò in seguito sulle insegne militari, indicandole come proprie della XXII legione “Primigenia” di stanza sul Reno e ipotizzando che il milite dedicante dell’altare di Suno abbia prestato il proprio servizio in quei luoghi.

(a cura di Giovanni Mennella, Elena Poletti Ecclesia)

Bibliografia di riferimento

Mennella G. 1995-2007, Il santuario rurale di Suno, in Diis Deabusque. Actas do II Coloquio internacional de epigrafia “Culto e sociedade”, Sintria III-IV, pp. 363-384.

Mennella G. 1998, Itinerari di culto nel Piemonte romano, in Archeologia in Piemonte. L’età romana, a cura di L. Mercando, Torino, pp. 167-179.

Mennella G. 1999, I monumenti epigrafici del Broletto, in Epigrafi a Novara. Il lapidario della Canonica, Novara, pp. 205-213.

Mennella G., Pestarino V. 2019, Regio XI Transpadana. Inter Novariam et Vercellae - Novaria – Inter Novariam et Aronam – Ripa Lacus Verbani occodentalis supra Aronam – Vallis Ossolae, in Supplementa Italica 31, Roma, (aggiornamenti sulle epigrafi di Suno pp. 134-142).

Ratto S. 2004, I culti romani fra tradizione ed innovazione, in Tra terra e acque. Carta archeologica della Provincia di Novara, a cura di G. Spagnolo Garzoli, F.M. Gambari, Novara, pp. 135-151.

Lettere di Theodor Mommsen agli Italiani, a cura di M. Buonocore, II, Città del Vaticano 2017, pp.  613 nr. 251, 690 nr. 337; 696 nr. 343, 705 nr. 355, 709 nr. 358.

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