Museo Archeologico di Novara
I ripostigli
I ripostigli: le oreficerie
Un genere di scoperta archeologica destinata in tutti i tempi a suscitare grande eco – al cui fascino non furono immuni i membri della Società Archeologica Novarese – è quella dei cosiddetti “ripostigli”, a cui ci si riferisce anche con l’improprio termine di “tesori” o “tesoretti”. Si tratta di nuclei di beni preziosi, monete e/o oreficerie, radunati e nascosti dai proprietari in momenti di pericolo, per sottrarli al furto, e mai più recuperati. Le collezioni novaresi vantano una notevole quantità di reperti, per lo più numismatici, rinvenuti sotto forma di consistenti gruzzoli, prevalentemente di sole monete con datazione omogenea, frutto di ritrovamenti di questo genere.
Tra i tipi monetali gallici della collezione novarese, si ricordano i nuclei di dracme padane di III-II secolo a.C. recuperati a Borgo Vercelli (1855), a Lumellogno (1875) e tra Novara e Borgo Vercelli (1888). Espressamente indicate come parte di un tesoretto sono le monete d’argento di III secolo d.C. da Robbio, scoperte nel 1876 e donate nel 1882, così come le molte “monete in lega facenti parte di una olla” da Sizzano, attribuite all’epoca di Claudio il Gotico (III secolo d.C.). Più vaghe le notizie relative ad alcuni denari d’argento da Casalvolone, di cui non è specificata la datazione, ma indicati come parte di un grandissimo quantitativo contenuto in un’olla, o alle 32 monete di IV secolo d.C. da San Nazzaro Sesia, donate nel 1877 dall’orefice Lavatelli.
È poi presente nelle collezioni novaresi anche un numero cospicuo di monete romane privo di informazioni sulla provenienza.
Ripostigli misti di gioielli e monete sono invece con ogni probabilità quelli rinvenuti a Fara Novarese e a Momo. Pur non disponendo di dettagli, nel caso di Fara sappiamo che l’anello d’oro, caratterizzato dall’iconografia sbalzata di due busti affrontati di un uomo e una donna, giunse come dono dell’avvocato Prato insieme a 22 monete d’argento “dei tempi di Marc’Aurelio”, di cui viene data lettura. Poiché la moneta più recente dell’insieme è di Plautilla, moglie di Caracalla, databile tra il 202 e il 205 d.C., è possibile ipotizzare, in accordo con la datazione proposta sulla base dei confronti per l’anello, che l’occultamento sia avvenuto all’inizio del III secolo d.C.
I tre anelli d’oro provenienti da Momo, tutti a castone, uno con granato, uno con corniola con incisa una testa femminile elmata, furono donati nel febbraio 1875 dall’ingegner Giuseppe Pampuri che li dichiarò provenienti da Momo località Mirasole, ritrovamento avvenuto tra il 1853 e il 1859. Lo stesso donatore poco dopo donò numerose monete di bronzo e d’argento di varia datazione, ma con una netta prevalenza di conii di III e IV secolo, di cui non viene specificata la provenienza, ma che potrebbero provenire dalla stessa proprietà. L’alta qualità dei gioielli e il loro ritrovamento congiunto lasciano aperta la possibilità che gli stessi provengano da un ripostiglio, piuttosto che da sepolture.
Non è possibile tuttavia precisare meglio la datazione dell’occultamento poiché i confronti per gli anelli indicano un ampio arco cronologico: tra il I e il III secolo d.C. per l’anello a castone con corniola incisa e tra il III e il V secolo d.C. per gli esemplari a doppio castone in oro massiccio e con granato.
Analoga incertezza interpretativa permane per un anello d’oro con granato, databile per confronti al III-IV secolo, e un orecchino d’oro con smeraldo e granati, più genericamente inquadrabile al II-III secolo, doni di Castoldi del 1881, provenienti da un’unica proprietà fondiaria in Sizzano, dove si scoprirono sia tombe romane sia due cospicui gruzzoli di monete “del Basso Impero” nascosti in vasi di terracotta. I due ripostigli, di cui uno pervenuto nel 1886 alla Società Archeologica di Novara, composto da monete “di rame” di Gallieno e Salonina, l’altro da monete “parte di argento e parte di lega” da Gordiano III a Gallieno e Salonina, presentano dunque datazione omogenea entro il 268 d.C. e potrebbero indicare che anche i preziosi monili fossero parte di occultamenti.
La datazione della maggior parte dei ripostigli novaresi di monete e misti di monete e oreficerie al III secolo indica l’agro di Novara come area di transito di ondate d’invasioni, particolarmente in quel periodo, quando le fonti ricordano il passaggio degli Alamanni, respinti dall’imperatore Gallieno presso Milano nel 260.
(a cura di Elena Poletti Ecclesia)
Bibliografia di riferimento
Uglietti M.C., Le donazioni, in Museo Novarese. Documenti studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Tomea, Novara, 1987, pp. 147-149.
Spagnolo Garzoli G., I rinvenimenti otto e novecenteschi. Un contributo per una ricostruzione complessa, in Fara dall’età romana all’alto medioevo. Una strada l’insediamento le necropoli, a cura di Giuseppina Spagnolo Garzoli, Novara, 2021, pp. 13-21.
Barello F., Rinvenimenti monetali, in Fara dall’età romana all’alto medioevo. Una strada l’insediamento le necropoli, a cura di Giuseppina Spagnolo Garzoli, Novara, 2021, pp. 181-187.