Museo Archeologico di Novara

Storia delle collezioni: Sezione XII

La passione per la glittica

I calchi di gemme di Ennio Quirino Visconti

Una lettera di sentito ringraziamento a firma del presidente Giuseppe Fassò permette di intuire l’importanza attribuita alla donazione - da parte dell’orafo di Intra Alessandro Scavini nel 1879 - di una serie di 96 calchi di gemme ordinatamente inseriti in quattro teche, altamente apprezzati poiché, come si dichiara nel Registro doni e nella lettera, appartenuti in origine a Ennio Quirino Visconti (Roma, 1751 - Parigi, 1818), uno dei più grandi studiosi di antichità del suo tempo.

Si comprende dunque l’importanza dell’acquisizione per il Museo Civico di Novara, in un’epoca in cui, se l’arte incisoria era quasi scomparsa, non era certo tramontata la passione per la glittica, come attesta anche l’acquisto per il Museo nel 1877 del volume di Antonio Francesco Gori Gemmae antiquae ex thesauro mediceo del 1781. 

Nei secoli XVIII-XIX incontrarono infatti gran favore e ampia diffusione le raccolte di impronte di cera, zolfo, gesso, accompagnate dalle relative spiegazioni, fedeli riproduzioni delle pietre originali più costose, come indispensabile strumento di documentazione, conoscenza e analisi, per studiosi, collezionisti, dilettanti, viaggiatori, biblioteche, accademie d’arte. Questo fenomeno, di grande rilevanza culturale, sociale ed economica, riguarda sia la sfera privata sia la fabbricazione su vasta scala, che favorì una fiorente attività commerciale, specie a Roma, dove operarono varie manifatture, tra le quali quelle dei Dehn-Dolce, di Bartolomeo e Pietro Paoletti, di Tommaso Cades. Sull’importanza delle gemme e dei loro calchi per lo studio dell’antico, è lo stesso Visconti a soffermarsi più volte nei suoi scritti, quale ad esempio nelle Osservazioni sul catalogo degli antichi incisori in gemme: “Lo studio delle gemme antiche ha un vantaggio su quanto altro forma l’oggetto de' monumenti delle belle arti, ed è che gli altri monumenti non si conoscono da’ lontani, se non su i disegni e sulle stampe, nelle quali non può scuoprirsi nulla, fuori di ciò che vi ha veduto il disegnatore, nè si può formare altra idea della maniera e dell'arte da quella che ne ha il copiatore potuto o voluto rendere; qui si può avere l’impressione dell’originale […]. Quindi le collezioni d’impronte sarebbero un mezzo prezioso onde avanzare questa porzione di archeologia […]”.

La collezione di impronte del Museo novarese, che si ritiene parte di una raccolta più ampia, è eterogenea: comprende numerosi calchi di scarabei e scaraboidi etrusco-italici di stile globulare, databili al IV-III secolo a.C., con figure maschili e femminili, eroi, guerrieri, cavalieri, animali reali o fantastici; impronte di gemme romane con divinità, soggetti mitologici, rappresentazioni di vita quotidiana, teste e animali; riproduzioni di intagli moderni (per lo più del XVIII-prima parte del XIX secolo), che riprendono motivi antichi, nonché impronte per le quali non è possibile definire con certezza se siano tratte da originali antichi o post-classici.

Questa collezione è piccola, ma molto interessante, poiché è del tutto anomala la netta prevalenza di calchi di scarabei e scaraboidi etrusco-italici: infatti di solito nelle raccolte vengono riprodotte gemme antiche, anche famose, e le opere degli incisori post-classici.

Il ritrovamento di documenti relativi alla permanenza a Oggebbio sul Lago Maggiore di Sigismondo Visconti, figlio maggiore di Ennio Quirino, in ragione delle nozze con una donna del luogo, Angela Berta, sembra indicare la motivazione per cui i calchi dell’illustre studioso siano finiti nelle mani dell’antiquario verbanese Scavini.

(a cura di Elena Poletti Ecclesia, Gabriella Tassinari)

Bibliografia di riferimento

Facchini G.M., La collezione di impronte di gemme di Ennio Quirino Visconti, in Museo Novarese. Documenti studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Tomea, Novara, 1987, pp. 436-443.

Facchini G.M., Riproduzioni di gemme nel XVIII-XIX secolo: la collezione di impronte di “Ennio Quirino Visconti” a Novara, in PACT, 1989, pp. 405-415.

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