Museo Archeologico di Novara
Theodor Mommsen
storico, numismatico, giurista, epigrafista e filologo
Garding , 1817 — Charlottenburg , 1903
Biografia
L’illustre storico ed epigrafista tedesco, considerato il più grande classicista del XIX secolo, è legato al Museo Novarese in virtù delle iscrizioni romane che vi confluirono nel 1928 dal disciolto Museo patrio di Suno. Lo studioso infatti intrattenne rapporti di corrispondenza con entrambi i promotori della raccolta, l’avvocato Giuseppe Ravizza e il notaio Bartolomeo Zanetta, ai quali si rivolse a partire dal 1872 per ragguagli sull’interessante materiale epigrafico di quel sito. Dalla corrispondenza risulta che fu legato da rapporti di amicizia anche a Raffaele Tarella, direttore della Biblioteca e del Museo di Novara dal 1890 al 1905, mentre di Antonio Rusconi espresse in alcuni passaggi riserve sulla correttezza e accuratezza delle letture epigrafiche.
Theodor Mommsen, laureatosi in giurisprudenza, sviluppò una solida cultura nella storia classica con viaggi in Italia e Francia. Gli esordi della sua carriera accademica lo videro docente di legge a Lipsia (1848), quindi di Diritto romano alle Università di Zurigo (1852) e di Breslavia (1854). Dal 1858 fu chiamato a Berlino, dove divenne titolare della cattedra di Storia romana, che mantenne fino al 1887.
Ricevette alti riconoscimenti per i suoi successi scientifici: la medaglia Pour le Mérite nel 1868, la cittadinanza onoraria di Roma e il premio Nobel per la letteratura nel 1902 per l’opera maggiore Römische Geschichte (Storia di Roma).
Tre furono i principali campi di interesse di Mommsen. Oltre alla storia di Roma antica, di cui è tuttora considerato uno dei più insigni specialisti, si occupò di diritto romano e di epigrafia latina. Nello studio delle iscrizioni in particolare fu un vero e proprio pioniere, promotore e principale animatore dell’impresa scientifica ed editoriale del Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL), con il quale si prefisse lo scopo di raccogliere e pubblicare tutte le iscrizioni latine dell’Impero Romano. Il Corpus completo doveva essere costituito da sedici volumi, di cui cinque curati da lui personalmente. Il principio di base dell’edizione, diversamente dalle raccolte precedenti, fu il metodo dell’autopsia, ovvero della visione diretta delle iscrizioni segnalate da corrispondenti locali.
I contatti con Theodor Mommsen furono avviati da Giuseppe Ravizza che volle portare alla sua conoscenza il materiale epigrafico di Suno inviandogli nel 1872 il suo volume Memorie storiche di Suno e dei SS. Genesii Martiri. Il primo documento epistolare di cui disponiamo è la lettera di risposta di Mommsen al dono. Nella missiva in francese, oltre a trattare di altri reperti iscritti, quali l’altare delle Matrone di Pallanza, e a lamentare la difficoltà di lettura delle epigrafi novaresi, spesso tracciate sul granito, chiede notizie della “belle inscription de Suno” del centurione Eburio, datata al 161, purtroppo perduta, come attesta una successiva lunga lettera a firma di Ravizza e Zanetta, e come tale verrà proposta nell’edizione (CIL V, 6573).
Qualche anno più tardi, nel 1876, quando era ormai in dirittura d’arrivo con la pubblicazione del V volume del Corpus dedicato alle Inscriptiones Galliae Cisalpinae (che sarà dato alle stampe nel 1877), Mommsen ebbe necessità di completare i dati sui reperti epigrafici di Suno e si rivolse nuovamente a Ravizza, chiedendo informazioni su nove “marmi” di nuova scoperta e auspicando che potessero essergli inviati i calchi, dal momento che non sarebbe riuscito a organizzarsi per una visita personale. Ravizza, che si trovava all’epoca a Livorno, dovette quindi indirizzarlo al notaio Zanetta, cui giunse una missiva di Mommsen, in cui veniva illustrata al notaio sunese la tecnica per realizzare i calchi delle epigrafi:
“Avendo io dovuto rinunciare alla speranza di esaminare di persona i monumenti scoperti di fresco a Suno, e stando sul punto di pubblicare la raccolta di tutte le iscrizioni dell’Italia superiore (il vol. V del Corpus Inscriptionum Latinarum) mi rivolgo alla sua gentilezza per avere, se mai è possibile, i calchi di carta bagnata delle iscrizioni recentemente scoperte costì, di cui ho potuto vedere l’elenco scritto da Lei e pubblicato nella Vedetta dell’8 aprile scorso. Le iscrizioni probabilmente di lettura difficile non tutte sono chiare, e sarei dolente se dovessi ripubblicarle sopra copie non perfette. Non ho l’onore di conoscerla di persona, ma la cortesia italiana, che non mi ha fatto mai difetto, e l’interesse che tutti gli archeologi italiani hanno dimostrato per la raccolta generale delle iscrizioni romane, mi hanno dato l’ardire di importunarla.
I calchi si eseguiranno facilmente stendendo un foglio di carta sughera (o se occorrono più fogli) bagnata sopra le pietre e battendola colla scopetta, finché sporgono fuori tutte le lettere. Poi, essendo asciugato il foglio, si può spedire in una cassa di latta o anche sotto fascia”.
Da due successive lettere di Mommsen apprendiamo che Zanetta eseguì e inviò i sospirati calchi. Nella prima Mommsen si congratulò per il lavoro svolto che gli aveva permesso di meglio comprendere l’iscrizione del centurione Verino (CIL V, 6572, inv. 686 in esposizione) e chiese di ricevere anche il calco di un’altra iscrizione che conosceva solo dalla trascrizione del Rusconi, di cui non si fidava, gratificando infine il corrispondente con osservazioni e approfondimenti sulle epigrafi di Suno. Nella seconda ringraziò per gli ulteriori calchi ricevuti.
Dalla minuta della lettera di trasmissione dei calchi ricaviamo anche la profonda ammirazione di Ravizza e Zanetta per lo studioso, cui si rivolgono così: “Al luminare dell’archeologia, i devoti servi avv. Ravizza da Novara e Bartolomeo Zanetti segretario di Suno”, ringraziandolo per le preziose notizie fornite e sottoponendogli una lunga lista di nuovi quesiti, dubbi e osservazioni.
I reperti da Suno che Mommsen inserì nel CIL furono alla fine ben 27, e, sebbene non di tutti gli fosse riuscito di dare una buona edizione, senz’altro i calchi fatti da Zanetta poterono in parte sopperire alla mancata visione diretta, fatto di cui egli si rammaricò sempre, tanto da dichiararlo apertamente anche negli “Additamenta” in cui, proprio grazie ad essi, poté fornire qualche emendamento.
(a cura di Elena Poletti Ecclesia)
Bibliografia di riferimento
Della sterminata bibliografia del Mommsen qui ricordiamo:
Römische Geschichte, I-III, V (Leipzig 1854-56, 1885).
Corpus Inscriptionum Latinarum, vol. V, Inscriptiones Galliae Cisalpinae Latinae, Berlin 1877 (il Corpus è consultabile online all’indirizzo: https://arachne.dainst.org/project/cilopac)
Sulla sua biografia:
Stefan Rebenich, Theodor Mommsen: eine Biographie, München, 2002 (con riferimento ad altre opere precedenti)
Inoltre tra i vari profili biografici on line si segnala Plinio Fraccaro, MOMMSEN, Theodor, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1934 https://www.treccani.it/enciclopedia/theodor-mommsen_(Enciclopedia-Italiana)/
Sulla sua corrispondenza con Ravizza e Zanetta:
Lettere di Theodor Mommsen agli Italiani, a cura di M. Buonocore, II, Città del Vaticano 2017, pp. 613 nr. 251, 690 nr. 337; 696 nr. 343, 705 nr. 355, 709 nr. 358.