Museo Archeologico di Novara
Le donazioni
Le donazioni: la necropoli della Sforzesca
Nell’aprile 1878 giunge al Museo Patrio un cospicuo lotto di reperti che nel Registro doni è indicato come donazione del “Conte Rocca Saporiti marchese della Sforzesca – Milano”. Sono elencati 53 oggetti: 3 “spade romane in ferro ripiegate”, 6 altre “consimili”, 5 “pezzi di ferro articolati con ganci ed uncini per finimenti ed armature di cavallo”, 6 “altri pezzi di cuspidi o lance in ferro di varie dimensioni”, 1 “spada con elsa di epoca medievale (spagnola)”, 32 “vasi laterizi” solo approssimativamente descritti, tra i quali spicca un “vaso a due anse verniciato”. Si tratta di un complesso di reperti coevi, databili in prevalenza tra la metà del IV e la metà del III secolo a.C.
Il Registro doni non reca notizie sui tempi e modi del rinvenimento. La generica provenienza da “La Sforzesca” e l’identità del donatore, il conte Rocca Saporiti marchese della Sforzesca, permettono di formulare l’ipotesi che si tratti di un ritrovamento effettuato nel corso delle imponenti attività messe in atto dalla famiglia Rocca Saporiti all’interno della propria tenuta agricola, fondata nel XV secolo dal duca di Milano Ludovico il Moro nella campagna di Vigevano.
Il latifondo, ceduto dal duca ai padri domenicani di Santa Maria delle Grazie di Milano, fu oggetto di confisca in età napoleonica e successivamente, nel 1803, acquistato da Marcello Giuseppe Saporiti che ne fece una grande e fiorente azienda. Il nipote e unico erede Apollinare Rocca di Reggio Emilia (1813-1880) sposò la vedova dello zio, acquisendo il doppio cognome, e ne proseguì l’opera, ottenendo da Carlo Alberto il titolo di Marchese della Sforzesca.
L’intervento dell’ingegner Ernesto Vogt, professionista al servizio del Rocca Saporiti, come mediatore nella donazione dei reperti al Museo di Novara corrobora l’ipotesi che gli oggetti, senz’altro provenienti da una necropoli dato l’ottimo stato di conservazione, siano emersi nel corso di scavi nell’azienda agricola in corso in quegli anni. Infatti, per consolidare la propria ascesa economico-sociale Apollinare e, in seguito, il figlio Alessandro (1850-1917) misero in atto opere di miglioria della villa residenziale e del parco, nonché ampie bonifiche agricole e nuove canalizzazioni.
Pur in assenza di certezze circa il preciso luogo e le circostanze del ritrovamento, il complesso di reperti si presenta di grande interesse, poiché rappresentativo di una fase iniziale della seconda età del Ferro (La Tène), poco documentata nella pianura Padana occidentale. Tale rilevanza non fu subito recepita dalla Società Archeologica, che registrò erroneamente i reperti come romani. Bisognerà attendere quasi un secolo affinché ricevano un corretto inquadramento culturale con attribuzione alle popolazioni celtiche cisalpine e la compiuta collocazione cronologica alla seconda età del Ferro, grazie allo studio condotto da Flavia Trucco sulle testimonianze culturali della fase antica e media La Téne (tra V e III secolo a.C.) nel territorio compreso tra i fiumi Ticino e Sesia. Tra gli oggetti maggiormente degni di nota, spiccano senz’altro le armi, in particolare le lunghe spade caratteristiche della dotazione dei guerrieri armati a cavallo di età gallica; diversi esemplari sono stati rinvenuti ripiegati in maniera intenzionale, in modo da renderle non più utilizzabili, prima di inserirle nel corredo funerario del defunto.
Particolarmente importanti sono anche alcuni contenitori ceramici, con fogge che richiamano le forme slanciate utilizzate dalle popolazioni celtiche oltralpe; significativi anche i cosiddetti “vasi pre-trottola”, fiasche che presentano una forma intermedia tra tipologie diffuse nella prima età del Ferro (cultura di Golasecca) e il vaso a trottola vero e proprio, bottiglia da vino tipica della seconda età del Ferro anche nel comprensorio Ticino-Verbano.
Infine sono attestati anche materiali di importazione, indicativi dell’ampiezza dei contatti commerciali antichi: si tratta di un kantharos e di uno skyphos a vernice nera, provenienti dall’Italia centro-meridionale, probabilmente attraverso rotte lacustri e fluviali (Adriatico-Po-Ticino).
(a cura di Lucia Mordeglia – Elena Poletti Ecclesia)
Bibliografia di riferimento
F. Trucco, Aspetti e problemi dell’età di La Tène antica e media tra Ticino e Sesia, in Rassegna di studi del Civico museo archeologico e del Civico gabinetto numismatico di Milano. Notizie dal Chiostro del Monastero Maggiore, XXIII-XXIV (1979), pp. 3-68.