Museo Archeologico di Novara
I ritrovamenti durante le “grandi opere”
I ritrovamenti durante le “grandi opere”: il ripostiglio di Ghemme
Gli ultimi decenni dell’Ottocento furono caratterizzati in tutta Italia da importanti interventi di costruzione della rete ferroviaria, che coinvolsero anche il Novarese con importanti opere di scavo per la realizzazione delle linee Novara-Arona (1845-1853), Novara-Domodossola (tratto fino a Gozzano 1864 - fino a Domodossola 1887-89) e Novara-Varallo (1879-1883). Inoltre, il territorio novarese fu attraversato dalla ferrovia internazionale Milano-Domodossola, detta “del Sempione”, di cui nel 1869 fu inauguratala la tratta da Sesto Calende ad Arona e nel 1905 quella da Arona a Domodossola. Furono proprio i lavori per la realizzazione di questa linea che determinarono alcuni ritrovamenti di corredi dell’età del Ferro a Castelletto Ticino, acquistati dalla Società Archeologica nel 1882, e di sepolture romane ad Arona tra il 1903 e il 1904. La linea Novara-Domodossola fu invece teatro della scoperta delle vaste necropoli gallo-romane di Ornavasso (1891-92).
La costruzione della ferrovia Novara-Varallo all’altezza di Ghemme determinò a sua volta la straordinaria scoperta di un ripostiglio di monete del III secolo d.C., quantificate con il peso di 9/10 kg, nonché di oreficerie e argenterie, che vengono così indicate nella lettera con cui l’avvocato Napoleone Bono accompagna la donazione:
“Ghemme, 3/1/1881 - Onorevole signor Commendatore, le invio 4 cucchiai d’argento, 1 anello d’oro con pietre, 3 anelli d’argento, due pietre incise e kg 9 di monete romane per la più parte di rame, altre argentate ed alcune di puro argento. Sono lieto che il caso mi abbia fatto possessore ed ora proprietario di tali oggetti, onde offrirli alla Società Archeologica, la quale comprenderà che se mi sono tolto dalla medesima per due anni, fu solo perché era un controsenso da parte mia il rimanervi ignaro affatto di questa scienza archeologica. Ai miei occhi mi sembrava di essere la cornacchia colle penne del pavone. Voglia essermi interprete presso la Società dell’alta stima che le porto ed Ella Signor Commendatore se in qualche cosa valgo disponga”
Il Registro doni e la relazione di Rusconi pubblicata sulla rivista Notizie degli Scavi di antichità del 1882, oltre a informarci che Bono acquistò i reperti dagli operai scopritori, offrono ulteriori indicazioni e descrivono le circostanze della scoperta. Il “tesoro”, come viene definito nella corrispondenza, rinvenuto dentro un’olla di terracotta, era composto da monete dei tempi di Gallieno e Claudio il Gotico; vi si trovavano inoltre quattro cucchiai d’argento, di cui uno con iscrizione incisa a punti, che Rusconi lesse F. Primigelia, e interpretò come indicazione del nome della proprietaria. Egli inoltre enumerò “una placca di fibula” d’oro, un anello d’oro a tre castoni con granati e uno zaffiro e tre anelli d’argento, di cui uno oggi mancante e gli altri due privi delle pietre incise, descritte all’epoca come corniole «una rappresentante un’aquila coronata, ed altra un’Abbondanza con cornucopia». Quest’ultimo intaglio si ritiene potesse piuttosto rappresentare la Fortuna nella consueta iconografia con la cornucopia e il timone. Mentre quella che viene definita “placca di fibula” è un fermaglio decorativo bombato, con ganci sul retro, utilizzato per impreziosire la chiusura delle collane a catena, tipicamente femminili.
Se Rusconi formula correttamente l’ipotesi che l’occultamento dei preziosi possa essere avvenuto ai tempi delle invasioni barbariche del III secolo, va invece rettificata la lettura dell’iscrizione, che è da leggersi F. Primigen. L.F. La formula potrebbe interpretarsi sia come indicazione onomastica del o della proprietaria sia come dedicazione alla divinità Fortuna Primigenia da parte di un devoto che si qualifica con le iniziali L.F. della sua identità personale.
(a cura di Giovanni Mennella - Elena Poletti Ecclesia)
Bibliografia di riferimento
Uglietti M.C., I gioielli dal territorio in Museo Novarese. Documenti studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Tomea, Novara, 1987, pp. 148-149.
Spagnolo Garzoli G., I rinvenimenti otto e novecenteschi. Un contributo per una ricostruzione complessa, in Fara dall’età romana all’alto medioevo. Una strada l’insediamento le necropoli, a cura di Giuseppina Spagnolo Garzoli, Novara, 2021, pp. 13-21.
Barello F., Rinvenimenti monetali, in Fara dall’età romana all’alto medioevo. Una strada l’insediamento le necropoli, a cura di Giuseppina Spagnolo Garzoli, Novara, 2021, pp. 181-187.