Museo Archeologico di Novara

Storia delle collezioni: Sezione VII

Gli interessi antiquari

Gli interessi antiquari e le donazioni di Antonio Rusconi

Antonio Rusconi, Regio Ispettore agli scavi e ai monumenti per il circondario di Novara dal 1879, contribuì alla formazione e all’incremento delle raccolte della Società Archeologica pel Museo Patrio di cui fu socio fondatore e instancabile animatore.

Tra le sue prime donazioni si registra, nel febbraio 1875, un lotto di 52 monete di epoca romana, cui seguono dal marzo dello stesso anno numerosi reperti archeologici, che ben esemplificano la varietà dei suoi interessi collezionistici. Tra i doni, ad esempio, si annoverano due strigili etruschi provenienti “da una tomba di Volterra”, una punta di lancia in bronzo di cui si annota “trovato nel ghiaietto del Ticino a due metri sotterra in territorio di Oleggio”. Vi sono poi numerosi reperti d’età romana dal territorio circostante la città di Novara (Angera, Romentino, Borgolavezzaro…), tra cui una notevole bottiglia in vetro da Carpignano Sesia (in esposizione). Sempre nel marzo 1875, Antonio Rusconi conferì alle collezioni novaresi parte di un tesoretto di dracme padane d’argento rinvenuto a Lumellogno, frazione del comune di Novara (in esposizione).

L’interesse per la preistoria, rilevabile fin dalla prima donazione alla Società Archeologica, che comprendeva, oltre alla punta di lancia di Oleggio, alcuni oggetti dal Pavese (una lama di pugnale da Voghera e una testa di mazza da Breme), è ancora più evidente nel 1876, quando fa pervenire alle collezioni novaresi i primi reperti del comprensorio culturale di Golasecca-Castelletto Ticino, attirando così l’attenzione del sodalizio sulle testimonianze della prima età del Ferro – allora definite “galliche” - e che da lì in poi saranno oggetto di una poderosa campagna di acquisti.

La misura dell’immensa passione del Rusconi per le antichità si avverte anche nel volume Origini novaresi del 1875, dove l’autore avanza ipotesi tanto ardite quanto azzardate circa la preistoria novarese. Il volume, bersaglio di puntuali e feroci critiche da parte dei maggiori paletnologi italiani, tra cui Luigi Pigorini, il più importante studioso di preistoria in quel periodo, rappresenta tuttavia il lavoro di un appassionato dilettante, cui vanno riconosciuti alcuni meriti. Tra gli aspetti apprezzabili dell’approccio del Rusconi all’archeologia si annovera infatti una pionieristica attenzione per la lettura stratigrafica del terreno, che descrive minuziosamente, prelevandone anche dei campioni. Amico personale del geologo torinese Bartolomeo Gastaldi, promotore a partire dal 1860 delle indagini paletnologiche nelle torbiere di Mercurago ad Arona, cercò di applicare la metodologia applicata nel corso di quelle prime campagne di ricerca.

Si deve sottolineare, inoltre, la sua attenzione al tema della vita quotidiana nell’antichità, esplicitato nel tentativo di comprendere l’uso e la funzione di oggetti comuni, anche in rapporto con le attività economiche, la vita domestica, la salute e la cura del corpo.

Nelle sue generose donazioni al Museo Patrio si intravvede infine il gusto raffinato del collezionista, che seleziona oggetti anche in ragione di qualità essenzialmente estetiche, come alcuni vetri provenienti dalla Lomellina (dono 1877), vasellame bronzeo e una piccola scultura in terracotta dal Locarnese (dono 1881) o ancora la serie dei bronzetti con figure di divinità, provenienti da Magenta, Sizzano e Romentino (doni 1877 e 1885). L’uso di procurarsi manufatti antichi attraverso il mercato antiquario non risparmiò al Rusconi alcuni acquisiti incauti, fra cui quello di una figura di Mitra sicuramente falsa, confezionata in epoca moderna.

(a cura di Elena Poletti Ecclesia)

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