Museo Archeologico di Novara

Storia delle collezioni: Sezione VI

I primi doni

I primi doni di reperti preistorici

Fin dalle prime fasi di attività della Società Archeologica, è possibile notare un certo interesse anche per le testimonianze più antiche del territorio. Infatti, accanto alla considerazione per gli oggetti di età romana, indubbiamente più corrispondenti al gusto antiquario dell’epoca, nel Registro doni sono segnalate donazioni e acquisizioni di reperti di epoca preistorica, in particolare accette in pietra verde - in generale inquadrabili nel Neolitico (VI-IV millennio a.C.) - e strumenti in selce (lame, raschiatoi e punte di freccia), con un arco cronologico più ampio tra il Neolitico e l’età del Rame (III millennio a.C.). 

Nonostante solo in alcuni casi siano indicati i luoghi di provenienza (Suno, Meina, Breme, …), tuttavia queste informazioni risultano ancora oggi molto significative, dal momento che la conoscenza delle prime fasi di frequentazione e occupazione del territorio novarese è tuttora piuttosto limitata, sia per un’effettiva minore densità di insediamenti rispetto alle successive fasi storiche, sia a causa della maggiore difficoltà di riconoscimento delle labili tracce lasciate dall’uomo in queste epoche così remote.

Analogo interesse destarono anche gli oggetti di bronzo, più facilmente riconoscibili come oggetti di pregio o come strumenti simili agli attuali: così furono acquisite sia diverse punte di lancia, lame di pugnali o spade, asce, sia oggetti di ornamento, come bracciali e spilloni. Furono recuperati in modi perlopiù non documentati, probabilmente da tombe o da depositi destinati alla rifusione del metallo (pratica molto diffusa già in epoca protostorica), e inquadrati dal punto di vista cronologico in maniera più o meno precisa, grazie al confronto con gli altri reperti metallici che proprio in quel periodo cominciarono a costituire l’ossatura degli studi sulla cronologia delle “età dei metalli” (età del Rame, del Bronzo e del Ferro).

Tra i vari nomi di donatori riportati sul Registro doni, anche in questo caso spicca quello di Antonio Rusconi, a conferma dell’ampiezza dei suoi interessi, non limitati alle testimonianze storiche dell’antichità ma anche alle tracce più antiche, e alla loro collocazione nel sottosuolo. Quest’ultimo aspetto è confermato dai suoi rapporti con il geologo e paletnologo Bartolomeo Gastaldi (1818-1879), il primo scopritore di insediamenti palafitticoli a sud delle Alpi, insieme al quale lo stesso Rusconi contribuì alle indagini della palafitta dei Lagoni di Mercurago (una delle prime palafitte scoperte in Europa a metà del XIX secolo e la prima studiata scientificamente in Italia negli anni a cavallo del 1860).

Particolarmente significativa è anche la donazione da parte del geometra Rosina di Novara di alcuni oggetti “trovati in territorio di Romentino alla Regione Campo Romano: erano posti in un vaso nerastro di terracotta senza vernice framezzato a nero terriccio; il vaso trovasi collocato in un promontorio a base circolare ed in una concavità le cui pareti apparivano bruciate e ciò si manifesto maggiormente sui ciottoli che ivi si trovavano e che ancora molti si potrebbero rinvenire sul luogo. La località in cui si trovarono tali oggetti dista circa 150 m dalla costa del Ticino o linea di separazione dalla brughiera di Romentino colla vallata sul detto fiume (indicazione data dal sig. Donatore).” Questa descrizione, che costituisce uno dei pochi casi in cui si sono conservate informazioni dettagliate sul ritrovamento di reperti protostorici, è stata concordemente riferita alla presenza di un tumulo a base circolare posto a protezione di un pozzetto foderato di ciottoli, contenente il vaso cinerario e alcuni oggetti. Nonostante alcune criticità nella ricostruzione del corredo, la tomba conteneva sicuramente un caratteristico bracciale di bronzo composto da quattro elementi sovrapposti e finemente decorati, caratteristico del Protogolasecca (X secolo a.C.); questo oggetto di ornamento è attestato in pochi corredi di questa fase, mentre al di fuori del territorio golasecchiano, compare solamente in alcuni depositi di fonditori, tra la Liguria orientale e l’alta Toscana, fornendo chiare indicazioni di contatti reciproci. 

(a cura di Lucia Mordeglia)

Bibliografia di riferimento

P. Barocelli, Note su alcuni oggetti preromani e romani dal Museo civico di Novara, in Bollettino Storico della Provincia di Novara, XII,1 (1918), pp. 162-177; XIII,1 (1919), pp. 1-13; XIII,4 (1919), pp. 197-215.

B. Gastaldi, Iconografia di alcuni oggetti di remota antichità rinvenuti in Italia, in Memorie dell’Accademia delle Scienze di Torino, XXVI, s. II (1871), pp. 76-126.

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