Museo Archeologico di Novara
La nascita della Società Archeologica pel Museo Patrio Novarese
«Le scoperte […] destavano nei sottoscritti il desiderio di costituire una società archeologica la quale si assumesse, previo accordo coll’onorevole Municipio, l’incarico di attendere a quei lavori e raccogliere quanto potrà presentarsi d’interessante e per l’arte e per la storia. Scopo della società è quello di fondare un museo d’antichità patrie e fare un appello ai suoi concittadini, agl’abitanti sia dell’alto che basso novarese a concorrere col loro obolo al suo incremento»
(Lettera dei promotori della Società Archeologica ai concittadini novaresi, 8 maggio 1874)
1874: la nascita della Società Archeologica pel Museo Patrio Novarese
La Società Archeologica Novarese pel Museo Patrio nacque nel 1874 da un sodalizio di novaresi illustri, desiderosi di tutelare, conservare e promuovere le antichità locali che in quegli anni andavano emergendo in provincia e in città, da opere come l’abbattimento dell’antico Duomo e gli scavi nell’area della primitiva chiesa di San Gaudenzio. In quel periodo l’istituzione comunale novarese non era ben organizzata sotto il profilo della salvaguardia dei beni culturali e si limitava a suddividere in sedi differenti i materiali ricevuti in dono o in consegna. Insieme alla Commissione Provinciale per i Monumenti, tra il 1874 e il 1890 la Società gestì la tutela archeologica del Basso Novarese, con interesse particolare per il territorio compreso tra Sesia e Ticino, impegnandosi nel recupero tempestivo di beni archivistici, artistici e archeologici tramite acquisti o donazioni; nell’allestimento di un Museo Patrio; nella pubblicazione delle scoperte su giornali locali, opuscoli a stampa e riviste scientifiche ministeriali.
La Società Archeologica fu concepita come “sorella minore” della Società di Antichità e Belle Arti di Torino, fondata all’inizio del 1874. La nascita della Società Archeologica Novarese si inserì in un clima generale di rinnovato interesse per la storia locale, strettamente connesso al fervore patriottico risorgimentale. Indagare le origini di un territorio e della sua popolazione, tutelare e studiare i manufatti che ne testimoniavano la cultura e lo sviluppo significava non solo dare risalto alla dimensione locale, ma anche partecipare alla costruzione dell’identità nazionale dell’Italia, che da pochi anni era una nazione unita.
Il 27 novembre 1874 ebbe luogo la prima seduta generale della Società Archeologica pel Museo Patrio Novarese, durante la quale venne eletto presidente l’ing. Giuseppe Fassò. La Società aveva un carattere elitario: nel primo elenco dei soci, figurano i cittadini più in vista del Novarese, noti per la loro erudizione, la nobiltà di famiglia e le alte cariche istituzionali ricoperte. Tra i soci fondatori si possono ricordare lo storico novarese Carlo Morbio, il numismatico Pietro Caire, il bibliotecario Raffaele Tarella, lo storico ossolano Enrico Bianchetti; anche il comune di Novara, in un secondo momento, partecipò come socio fondatore e delegò due rappresentanti. Particolarmente importante nei primi anni di attività fu l’operato dell’avvocato Antonio Rusconi il quale, oltre ad essere socio fondatore, rivestiva anche la carica di Ispettore Onorario agli Scavi e alle Antichità per la provincia di Novara: ciò gli consentì di selezionare per il Museo, che la Società andava realizzando, materiali di rilievo e di patrocinare la sua nobile causa presso le più importanti cariche istituzionali e ministeriali.
Il 6 dicembre 1874 venne pubblicato lo Statuto, insieme all’elenco dei soci e a una circolare con la quale si annunciava ufficialmente la fondazione della Società Archeologica e si richiedeva ai cittadini di supportarla versando una quota associativa e donando manufatti di interesse storico e archeologico. Lo Statuto precisava gli scopi della Società, il suo ruolo nel controllo delle scoperte archeologiche sul territorio e la volontà di giungere presto all’apertura di un museo. La prima sede fu stabilita in Casa Bettini, Porta Milano n. 25. La Società disponeva di una propria amministrazione e di una Consulta archeologica, scelta fra i soci più esperti di archeologia e studi storici che si occupavano di ordinare e illustrare gli oggetti.
L’attività del primo quinquennio (1874-1879) fu molto prolifica in termini propagandistici e di acquisizione di materiale archeologico per allestire il Museo Patrio. I membri della Società erano impegnati nella pubblicazione di svariati opuscoli a tema storico e archeologico e utilizzavano i giornali locali, soprattutto la rivista «La Vedetta», per informare i cittadini sugli scavi in corso, le ricerche storiche e l’operato della Società stessa. Inoltre, questa era sostenuta dal Prefetto per la Provincia di Novara che, attraverso apposite circolari, invitava i Sindaci a segnalare alla Società i rinvenimenti archeologici e li informava dell’opportunità di donarle i reperti più preziosi.
Nei primi anni di attività, la Società Archeologica si impegnò ad acquistare documenti pergamenacei, collezioni numismatiche, reperti di corredi golasecchiani provenienti da Castelletto Ticino, manufatti dalla necropoli romana tardo imperiale di Briga Novarese e l’importante nucleo di reperti longobardi da Borgovercelli. In caso di donazione, l’elenco dei materiali veniva accuratamente annotato nel Registro Doni, insieme al nome del relativo donatore.
Il 14 ottobre 1877 venne inaugurato il Museo Patrio, il quale contava già diverse centinaia di oggetti, provenienti per la maggior parte dalla provincia e, in misura ridotta, dagli scavi cittadini presso i baluardi, la stazione ferroviaria e l’area del teatro Coccia. Per celebrare l’apertura del Museo, venne pubblicato e distribuito il volumetto Monografie novaresi, con contributi di alcuni soci su vari aspetti della storia e della cultura locale.
Le collezioni del Museo erano state riordinate sotto la direzione del Presidente e della Consulta archeologica ed erano esposte in cinque sale. Un giornale novarese descrive l’allestimento, suddiviso per armadi e vetrine, di monete, medaglie, vetri, armi, bronzi, oggetti «ricordanti l’età della pietra» e «parecchie urne frumentarie e vinarie». Scrive poi: «Numerose e bellissime sono le ceramiche romane, quasi tutte trovate nel territorio novarese. Ce n’è tre grandi vetrine piene zeppe e le quali, da sole, meriterebbero che si passassero intorno parecchie ore».
Il secondo quinquennio segnò la parabola discendente della Società Archeologica. Oltre alla diminuzione del numero dei soci e al rallentamento delle attività di scavo, il problema maggiore era la ristrettezza economica che rendeva difficile la regolare apertura del Museo, ospitato in locali privati affittati dalla Società Archeologica. La necessità di una sede dignitosa, che consentisse alla Società di esporre nuovi acquisti e donazioni, spinse i suoi membri a chiedere l’aiuto delle istituzioni. Grazie all’interessamento di Antonio Rusconi e del Prefetto di Novara, in un primo momento si pensò di poter allestire il Museo presso la chiesa gesuita di S. Agostino, un bene demaniale ormai sconsacrato, ma l’amministrazione dell’attiguo Liceo novarese si oppose. Finalmente, nel 1883 il comune di Novara concesse alla Società alcune stanze all’interno del Palazzo del Mercato, accanto a quelle già occupate dalla Biblioteca Civica.
Nel 1885 il Museo risultava aperto al pubblico tutte le domeniche ma questo non bastò a risollevare le sorti della Società Archeologica, i cui soci continuavano a diminuire. Non potendo più far fronte alle numerose difficoltà, il 20 luglio 1890 la Società deliberò il proprio scioglimento e, come previsto dallo Statuto, il 3 dicembre dello stesso anno consegnò il proprio patrimonio finanziario, artistico e archeologico al comune di Novara. Il Museo archeologico divenne Museo Civico e la sua amministrazione venne associata a quella della Biblioteca Civica, diretta da Raffaele Tarella.
(a cura di Eleonora Casarotti)
Bibliografia di riferimento
S. Bartoli, La Società Archeologica novarese ed altre società ancora, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», LXXIX (1988), pp. 467-482.
M.L. Gavazzoli Tomea, M.C. Uglietti, Origine e storia del Museo Civico Novarese (1826-1975), in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», LXXIV (1983), pp. 413-425.
Monografie novaresi, a cura di A. Rusconi, Novara, Tipografia Miglio, 1877
Relazione pel quinquennio 1874-1879, a cura della Società archeologica pel Museo Patrio Novarese, Novara, Tipografia della Rivista di Contabilità, 1880.
Statuto della Società archeologica pel Museo Patrio novarese, a cura della Società archeologica pel Museo Patrio Novarese, Novara, Tipografia Rusconi, 1874.
M.C. Uglietti, Ricerca, studi e conservazione nell’archeologia locale degli ultimi cento anni, in Museo Novarese: documenti, studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Gavazzoli Tomea, Novara 1987, pp. 43-49.
M.C. Uglietti, Il Museo della Società Archeologica Novarese, in Museo Novarese: documenti, studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di M.L. Gavazzoli Tomea, Novara 1987, p. 114.
A. Viglio, La Società Archeologica per Museo Patrio Novarese, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XI (1917), pp. 109-118.
Fonti
Archivio di Stato di Novara, Fondo Manoscritti Biblioteca Civica, Busta 79, Carte Morandi, Notizie su alcuni scavi della Società Archeologica
Archivio di Stato di Novara, Fondo Manoscritti Biblioteca Civica, Busta 102, Società Archeologica, Lettere 1878-1883 Società Archeologica pel Museo Patrio Novarese
Archivio di Stato di Novara, Fondo Manoscritti Biblioteca Civica, Busta 102, Società Archeologica, Corrispondenza relativa all’attività de Museo Patrio novarese dal 1874 al 1905
Archivio di Stato di Novara, Fondo Manoscritti Biblioteca Civica, Busta 102, Società Archeologica, Statuti, relazioni, articoli su giornali e fogli sparsi relativi alle attività svolte dalla Società Archeologica e dal Museo Patrio
Archivio di Stato di Novara, Fondo Manoscritti Biblioteca Civica, Busta 102, Società Archeologica, A stampa articoli e fogli relativi alla Società Archeologica e al Museo Patrio
Archivio di Stato di Novara, Fondo Manoscritti Biblioteca Civica, Busta 102, Società Archeologica, Scavi e rinvenimenti archeologici
Archivio di Stato di Novara, Fondo Manoscritti Biblioteca Civica, Busta 135, Carte Rusconi
Archivio di Stato di Novara, Archivio Storico del Comune di Novara, parte III, busta 785, Biblioteca Civica, concessione di locali a servizio della Biblioteca Civica, Museo patrio novarese e riparazioni
Archivio di Stato di Novara, Archivio Storico del Comune di Novara, parte III, busta 785, Città di Novara, Biblioteche-musei-archivi, Museo civico, orario d’apertura del Museo Civico
Archivio di Stato di Novara, Archivio Storico del Comune di Novara, parte III, busta 785, Città di Novara, Biblioteche-musei-archivi, Museo patrio novarese, Scioglimento della società Archeologica pel Museo Patrio e devoluzione del materiale sociale al Municipio
Archivio di Stato di Novara, Archivio Storico del Comune di Novara, parte III, busta 785, Città di Novara, Biblioteche-musei-archivi, Società Archeologica pel Museo Patrio novarese, Statuto sociale, concorso del Municipio quale socio fondatore
Archivio di Stato di Novara, Archivio Storico del Comune di Novara, parte III, busta 785, Città di Novara, Biblioteche-musei-archivi, Società Archeologica pel Museo Patrio novarese, Concessione di locali nel Palazzo del Mercato per la sede del Museo
Il Fondo manoscritti della Biblioteca Civica di Novara e la Società Archeologica per il Museo Patrio Novarese
Il Fondo Manoscritti Biblioteca Civica di Novara è composto da una vasta miscellanea di manoscritti e carteggi prodotti da eruditi novaresi quali Merula Cotta, Frasconi, etc., spezzoni di archivi, tra cui carte del Monte di pietà di Novara, carte della famiglia Barbavara, fascicoli dell'Ispettorato ai monumenti, documenti del Monastero di San Bartolomeo di Vallombrosa di Novara, del Collegio Caccia di Novara, bilanci dell'Istituto De Pagave di Novara, un cabreo della Commenda di San Giovanni de' Pellegrini di Novara, carte della Cantina Porazzi di Novara, carte della Società di mutuo soccorso "L'Esercito", del Comitato per le onoranze a Garibaldi, collezioni di pergamene di varia provenienza, e un gran numero di documenti vari, datati 1450-1943 e riuniti esclusivamente in ragione del loro valore storico.
Le raccolte manoscritte sono solo parte del vasto patrimonio archeologico e artistico, il cui nucleo originario risale al lascito De Pagave, avvenuto intorno al 1830, che destinò al Comune di Novara importanti dipinti ed incisioni dei secoli XVI-XVIII. Nel corso dell’Ottocento, presso l'Amministrazione novarese, prese corpo l'intenzione di fondare una pinacoteca con sede nel Palazzo del Mercato, edificio in costruzione su progetto dell'ing. Luigi Orelli, già autore della monumentale scaffalatura lignea appoggiata alle pareti della ex Chiesa del Convento della Maddalena, divenuto Archivio notarile ed oggi sede dell’Archivio di Stato di Novara. Il progetto, rimasto inattuato, fu ripreso con l'istituzione, nel 1874, della "Società Archeologica pel Museo Patrio", fondata per conservare e promuovere le antichità locali.
Nel primo quinquennio la Società fu molto prolifica: vennero acquistati fondi pergamenacei, collezioni numismatiche e archeologiche, in parte provenienti da beni ecclesiastici alienati in epoca napoleonica. Le sue attività furono animate dalla figura dell’avvocato Antonio Rusconi, che, oltre ad essere tra i soci fondatori, rivestì anche la carica di Ispettore onorario ai monumenti.
Allo scioglimento della Società, avvenuto nel 1890 per la diminuzione del numero di soci, il rallentamento delle attività di scavo e le ristrettezze economiche, le collezioni passarono al Comune di Novara, e da qui al Museo Civico, che aprì al pubblico solo nel 1910, con sede nel Palazzo del Mercato, dove furono esposti quadri, monete, armi, bandiere. L'istituzione era animata dalla direzione di Gianbattista Morandi, storico e paleografo, grazie al quale le collezioni novaresi si arricchirono di ulteriori lasciti e donazioni.
Alla sua morte divenne direttore Alessandro Viglio. Nel 1928 il Museo si arricchì della collezione etnografica di Ugo Ferrandi, mentre tra il 1930 e il 1938 ricevette la donazione della galleria di quadri da parte di Alfredo Giannoni. Nel 1937 fu acquisito il Museo Faraggiana di storia naturale, e nel 1960-1968 la collezione teatrale del conte Carlo Caccia di Romentino. Altre donazioni arricchirono il variegato patrimonio, tra le quali figura il lascito immobiliare esterno al territorio comunale, la Villa Faraggiana di Albisola Mare, in Liguria.
Negli anni quaranta le collezioni furono risistemate nel Palazzo del Broletto. Nella seconda metà del secolo si esaurì la fase propulsiva di acquisizione delle opere, fortemente incentivata dopo la fondazione del Museo. Erano entrate, in questo vasto patrimonio, le raccolte di manoscritti, frammenti di archivi, collezioni di carte e pergamene, grazie all'opera di eruditi fortemente impegnati nella ricerca e nella promozione della memoria storica novarese quali, oltre a quelli già citati, Giuseppe Garone, Prospero Bollini, Giuseppe Fassò, Raffaele Tarella, Finazzi, Carlo Negroni, Alessandro Viglio, Maria Giovanna Virgili.
Nel 1934 la vasta raccolta di documenti archivistici e bibliografici, meglio conosciuta come "Fondo museo", distinta dalle carte prodotte dall'ente stesso nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali, fu trasferita presso la Biblioteca Civica Negroni di Novara, dalla quale fu depositata all'Archivio di Stato nel 1972. Al momento del trasferimento all'Archivio di Stato venne allegato un elenco topografico di consistenza.
A partire dal 2022 è cominciato un vasto intervento di descrizione, riordino, inventariazione e parziale ricondizionamento, volto a fornire gli strumenti necessari alla consultazione dell’iperfondo.
Inoltre, nel portale “Archivio Digitale” dell’ICAR, sono state rese disponibili le digitalizzazioni delle raccolte pergamenacee.
(a cura di Davide De Franco, Direttore Archivio di Stato di Novara)
Bibliografia di riferimento
S. Bartoli, La Società Archeologica novarese ed altre società ancora, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», LXXIX (1988), pp. 467-482.
E. Casarotti, Il fascicolo Antichità del Frignano modenese dal fondo Manoscritti Biblioteca Civica dell’Archivio di Stato di Novara, in corso di pubblicazione.
G. Silengo, Il 'Fondo Museo' dell'Archivio di Stato, in Museo Novarese, a cura di M. L. Tomea Gavazzoli, Novara, De Agostini, 1987, pp. 74-78.
M. L. Tomea Gavazzoli, M. C. Uglietti, Origine e storia del Museo Civico Novarese (1826-1975), in «Bollettino storico per la provincia di Novara», LXXIV (1983), estratto.
Siti web
https://sias-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/pagina.pl?RicVM=home&RicProgetto=as-novara
https://www.archiviodigitale.icar.beniculturali.it/it/185/ricerca/digitalproject/608871