Museo Archeologico di Novara

Storia delle collezioni: Sezione XVII

Ritrovamenti archeologici urbani

Ritrovamenti archeologici urbani nella Novara ottocentesca

Nel 1931, nel dare notizia del rinvenimento di un sarcofago di età romana nei pressi di Porta Milano, Oreste Scarzello lamentava l’assenza di ritrovamenti archeologici significativi all’interno del territorio urbano di Novara negli ultimi cinquant’anni, nonostante la frequenza di interventi edilizi e di scavo. Lo stesso Scarzello segnalava, al contrario, una stagione decisamente più favorevole per l’archeologia novarese nel corso del XIX secolo, durante la quale importanti cantieri cittadini portarono alla luce scoperte di rilievo.

In particolare, la costruzione dell’asilo San Lorenzo, nell’area oggi occupata dalle Scuole Ferrandi, rese possibile l’individuazione di un lungo tratto della cinta muraria di età romana, al di fuori della quale era collocata una necropoli di notevole estensione, purtroppo gravemente compromessa. I pochi materiali sottratti alla dispersione confluirono nelle collezioni civiche novaresi: tra essi si annoverano alcune monete — tra cui diverse emissioni dell’imperatore Claudio il Gotico (268–270) —, vasellame vitreo, una bulla e un pendente aurei. Dalla medesima area provengono anche alcune stele funerarie, le quali confermano la destinazione sepolcrale del sito.

Intorno agli anni Sessanta del XIX secolo, nel corso della demolizione della cattedrale romanica di Santa Maria e della sua ricostruzione secondo il progetto di Alessandro Antonelli, vennero rinvenuti numerosi elementi lapidei iscritti (lapidi, frammenti di sarcofagi, are, ecc.), successivamente confluiti nel Museo Lapidario della Canonica. Si tratta, con ogni probabilità, di materiale reimpiegato nella fabbrica romanica e, verosimilmente, già riutilizzato nella cattedrale paleocristiana, databile approssimativamente alla metà del V secolo.

Tra i rinvenimenti non architettonici emersi nel medesimo contesto, si segnalano alcune monete e un frammento bronzeo raffigurante un dito umano, di dimensioni superiori al vero e con tracce di doratura, oggi conservato nelle collezioni civiche novaresi. A breve distanza da quest’ultimo ritrovamento, circa tre metri, fu documentato un pavimento costituito da lastre di marmo rosato, rinvenuto in situ ma successivamente rimosso e disperso nell’area attualmente occupata dalla canonica. Il dato acquisisce particolare rilievo se interpretato nel più ampio contesto dell’organizzazione urbana, in un settore che, prima dell’edificazione del complesso episcopale (avvenuta intorno alla metà del V secolo), ospitava strutture residenziali (domus) di elevata qualità architettonica.

Dall’area cattedrale proviene inoltre una croce a bracci uguali in lamina d’oro, ascrivibile all’ambito culturale longobardo e attualmente conservata presso il Museo Nazionale Germanico di Norimberga. Il manufatto (altezza: 8,2 cm; larghezza: 7,6 cm) presenta, al centro e alle estremità verticali, l’impronta del rovescio di un conio barbarico riferibile a un tremisse dell’imperatore Giustino II (565–578), e, all’estremità del braccio orizzontale, quella del diritto dello stesso tipo monetale. Le estremità dei bracci sono inoltre forate — due fori per lato — con all’interno fili d’oro, forse pertinenti a un tessuto broccato. Le impressioni dei conii consentono di datare la croce a un periodo immediatamente successivo all’occupazione longobarda della penisola.

Alle raffigurazioni monetali impresse su croci in lamina d’oro, diffuse in ambito longobardo dopo l’ingresso in Italia, sono stati attribuiti molteplici significati, di natura ornamentale, apotropaica o religiosa, quali espressioni simboliche dell’autorità suprema di Cristo. Croci di questo tipo — con impressioni monetali o di conii, come nel caso novarese — provengono, in tutti i casi documentati, da basiliche paleocristiane urbane o suburbane di particolare rilievo, come la basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Si tratta di contesti sepolcrali riconducibili a individui di rango elevato. L’ipotesi attualmente più accreditata è che tali oggetti appartenessero a membri dell’alta aristocrazia urbana, forse detentori di cariche pubbliche, già cristianizzati e sepolti in ambito ecclesiastico sin dalla fine del VI secolo.

Purtroppo, non sono pervenute informazioni precise circa il contesto di rinvenimento della croce novarese, che può tuttavia essere verosimilmente attribuita a una sepoltura collocata nell’area del complesso episcopale cittadino. È plausibile ritenere che il reperto provenga da una delle tombe sconvolte durante le demolizioni delle strutture medievali, effettuate a metà Ottocento per consentire la realizzazione della nuova cattedrale di Santa Maria su progetto dell’Antonelli.

(a cura di Francesca Garanzini)

Bibliografia di riferimento

Wilfried Menghin, Il materiale gotico e longobardo del Museo Nazionale Germanico di Norimberga proveniente dall’Italia, Firenze 1977.

Paolo Orsi 1887, Di due crocette auree del Museo di Bologna e di altre simili trovate nell’Italia superiore e centrale. Contributo all’archeologa ed alla storia dell’oreficeria nell’alto medioevo, in “Atti e Memorie della Reale Deputazione di Storia Patria della Provincia di Romagna”, V, pp. 333-414.

Oreste Scarzello 1931, Il Museo lapidario della Canonica e gli antichi Monumenti epigrafici di Novara, in “Bollettino Storico per la provincia di Novara”, III. 

Tra terra e acque. Carta archeologica della Provincia di Novara, a cura G. Spagnolo Garzoli e F. M. Gambari, Novara 2004

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