Museo Archeologico di Novara
Gli esordi dell’interesse antiquario a Novara
La figura di Carlo Francesco Frasconi, canonico, erudito, paleografo e storico grazie al quale , nel 1813 si ebbe la prima esposizione museale novarese, a carattere epigrafico, oggi confluita nel Lapidario della Canonica.
La collezione con Carlo Francesco Frasconi
L’interesse per le antichità classiche a Novara nacque nel XVI secolo, in relazione ai manufatti epigrafici, con le prime trascrizioni a cura di Gaudenzio Merula, del vescovo Carlo Bascapè e di Paolo Gallarati. L’opera fu proseguita nel XVII secolo dal canonico Carlo Francesco Frasconi (Novara, 1754-1836), che, accanto alla prevalente attività di riordino, tutela e studio del patrimonio archivistico novarese, coltivò anche la passione per i monumenti artistici ed epigrafici della città e del territorio, copiando dal vivo le iscrizioni e realizzando accurati disegni.
A partire dal 1797, epigrafi, lapidi e monumenti sepolcrali provenienti da chiese novaresi soppresse erano stati raccolti presso la cattedrale. Questi materiali trovarono una primitiva sistemazione museografica grazie all’attiva opera di Frasconi, il quale nel 1813 inaugurò il primo Museo Lapidario della città di Novara, allestito presso il chiostro della Canonica. Egli scrisse anche un primo catalogo ragionato dei materiali, contenuto nel manoscritto Iscrizioni antiche novaresi.
La costituzione del Lapidario, primo museo della città di Novara, fu accompagnato da un costante lavoro di ordinamento e studio, che, con metodo pionieristico per l’epoca, il Frasconi condusse, documentando, ove possibile, le provenienze dei marmi antichi emersi durante l’attività edificatoria di cappelle e oratori. La sua ricca biblioteca rivela anche il suo vivo interesse per la ricerca archeologica sul campo, promossa a fine Settecento-inizio Ottocento dal governo napoleonico.
A buon diritto, dunque, è sembrato opportuno aprire la storia delle collezioni archeologiche novarese con il riferimento alla figura di Frasconi, vero e proprio precursore di quel fermento culturale che si svilupperà appieno nella seconda metà dell’Ottocento.