Museo Archeologico di Novara
Il clima culturale di Novara
Il clima culturale di Novara tra XIX e primo XX secolo
Nel corso dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento, la città di Novara costituì un microcosmo rappresentativo delle tensioni culturali e ideologiche che attraversarono l’Italia post-napoleonica e post-unitaria. La sua vita intellettuale fu segnata dal confronto tra un cattolicesimo tradizionalista, ancora ancorato ai principi della Restaurazione, e una borghesia laica e liberale che, in sintonia con i modelli economici e scientifici europei, cercava di ridefinire i fondamenti della cultura cittadina in senso civile, economico e positivista. Sotto l’episcopato del cardinale Giuseppe Morozzo della Rocca e del suo vicario Pietro Scavini, la diocesi di Novara promosse una visione della cultura prevalentemente conservatrice e apologetica, volta alla difesa dei valori religiosi e al recupero dell’eredità morale dell’ancien régime. La formazione del clero, orientata verso il tomismo e la teologia morale alfonsiana, rispecchiava la diffidenza verso il pensiero moderno e le scienze sociali emergenti.
Accanto a questa linea dominante, si manifestarono tuttavia figure più aperte, come Gustavo Avogadro di Valdengo, vicino al pensiero di Antonio Rosmini, che tentò di conciliare la tradizione cattolica con le esigenze della società moderna. Nonostante tali esperienze, la cultura ecclesiastica novarese rimase sostanzialmente retrospettiva, più attenta alla salvaguardia delle memorie e degli archivi che alla comprensione dei processi sociali e politici contemporanei. In netto contrasto con il mondo clericale, la società civile e borghese novarese si sviluppò lungo linee profondamente laiche e razionali. Figura eminente di questo ambiente fu Giacomo Giovanetti, giurista ed economista, consigliere di Carlo Alberto e divulgatore del pensiero di Giandomenico Romagnosi, Cesare Beccaria e del liberalismo inglese di Richard Cobden. Giovanetti rappresentò un modello di intellettuale pragmatico, interprete di un’idea di progresso fondata sulla libertà economica, sulla circolazione dei saperi e sull’educazione civica.
La sua azione si tradusse in iniziative di modernizzazione urbana e simbolica — tra cui la fondazione della Borsa Merci e la promozione di interventi decorativi e monumentali — che riflettevano la fiducia illuministica nel lavoro e nella ragione come strumenti di elevazione morale e collettiva. In questa visione si intrecciavano cultura economica, spirito civico e una sorta di religione laica del progresso.
All’interno di questo rinnovato clima culturale, un ruolo di primo piano fu svolto dalla Società Archeologica di Novara, fondata nella seconda metà dell’Ottocento da esponenti della borghesia colta. Essa rappresentò una delle più significative espressioni della erudizione laica e civica della città.
Essa proseguiva e istituzionalizzava il lavoro di eruditi come Carlo Francesco Frasconi e Carlo Morbio, i cui studi documentari e antiquari avevano contribuito a definire una coscienza storica novarese orgogliosa delle proprie radici e, al contempo, aperta ai metodi critici della ricerca moderna. L’archeologia, intesa secondo la concezione ottocentesca di storia materiale delle civiltà, divenne così uno strumento di costruzione identitaria, capace di coniugare la memoria del passato con le esigenze di modernità e con l’orgoglio civico della nuova borghesia. Sul finire del secolo, l’irrompere della questione sociale e l’impatto dell’enciclica Rerum Novarum (1891) offrirono nuovi orizzonti anche al mondo cattolico, che a Novara si tradussero nella nascita di leghe del lavoro, società di mutuo soccorso e iniziative di assistenza operaia. Tuttavia, la parte più dinamica della vita culturale cittadina rimase quella laico-borghese, che continuò a concepire il progresso come risultato dell’istruzione, della scienza e dell’iniziativa economica.
L’ambiente ecclesiastico, dopo l’enciclica Pascendi di Pio X (1907) e la condanna del modernismo, si chiuse su posizioni difensive, rafforzando il divario tra cultura religiosa e cultura civile. In questo quadro, la Società Archeologica di Novara mantenne un ruolo di primo piano nella custodia della memoria storica e nella diffusione del sapere locale, erede diretta delle migliori tradizioni erudite ottocentesche.
Tra XIX e primo XX secolo, Novara si presentò dunque come una città di frontiera culturale, sospesa tra conservazione e innovazione. Se la Chiesa mantenne un ruolo preminente nella formazione morale e religiosa, la cultura laica — sostenuta da giuristi, economisti, studiosi e associazioni come la Società Archeologica — diede vita a un modello di civiltà borghese, fondato sull’operosità, sull’educazione e sulla consapevolezza storica.
Il clima culturale novarese di questo periodo si definisce così attraverso una duplice tensione: da un lato la fedeltà alla memoria e alla tradizione, dall’altro la volontà di partecipare pienamente al movimento della modernità italiana ed europea. In tale equilibrio instabile ma fecondo maturò l’identità moderna di Novara come centro colto, civile e laborioso del Piemonte orientale.
Bibliografia di riferimento
Giancarlo Andenna, Novara, Milano e la Lombardia. Legami storici e influenze culturali tra Ottocento e Novecento, in “Novarien”, 4, 2023, pp. 11-28.